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Giovedì, 11 Febbraio 2016 11:30

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Pasquaro, il borgo dove nacque e visse Madre Antonia fino ai 27 anni circa, è ora un modesto paese, vicinissimo a Rivarolo con il quale condivide comune e parrocchia.

Alla fine del 1700, contava pochi abitanti, raggruppati intorno alla cappella di san Giovanni Battista, dediti in gran parte al lavoro dei campi.

Il sacerdote Francesco Vallosio, primo biografo di Madre Antonia, la cui testimonianza acquista maggiore valore a motivo di una conoscenza personale dei fatti e delle persone, afferma che la giovane Antonia avvertì in maniera drammatica l’ignoranza spirituale e morale in cui venne a trovarsi la sua gente, sì che «sorse in lei il generoso pensiero d’opporsi al rovinoso torrente». Ma prima di impegnarsi in un’azione esteriore, impegnò se stessa nella preghiera, nella penitenza e nell’offerta a Dio di tutta la sua vita.

A quindici anni decise di donare la sua esistenza a Dio.

È ben nota la tradizione secondo la quale una mèta preferita di Antonia Maria fanciulla e giovinetta per le sue soste di preghiera fosse il Pilone della borgata con l’immagine della SS.ma Vergine, presso la quale portava anche i bambini che aveva in custodia e che le erano affidati dai vicini. 

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Della casa natale di Antonia Maria oggi non rimane più nulla, poiché essa fu completamente ristrutturata nel 1953, allorché in Pasquaro fu inaugurata la scuola materna «Madre Antonia».

Le vicende giovanili e l’impegno apostolico che caratterizzarono gli anni a Pasquaro avevano ampliato i rapporti di Antonia Maria oltre l’ambiente ristretto della borgata.

Antonia Maria, agli inizi dell’ottocento, d’intesa con il clero locale, si trasferì a Rivarolo, dove si dedicò ad un’azione caritativa specifica. Si inserì in questo tessuto sociale e in breve tempo, dice il Vallosio, la sua dimora divenne un luogo di accoglienza per un «bel numero di fanciulli e fanciulle». In quella «cella» che divenne per lei «tempio, cattedra e chiostro», viveva ritirata, pregava e insegnava.

La giovane Antonia non si fermò qui; ella «anelava a meta più sublime, ad opera più grande, più proficua, dedicandosi ad ogni classe di persone»; «tutta amore, dimentica dei suoi, solo studia gli altrui bisogni e come sopperirvi». «Con amore di madre ammonisce, prega, scongiura chi disprezza sconsigliatamente le pratiche cristiane: tutta zelo e pazienza l’ignorante istruisce, il debole conforta, l’afflitto consola».

Per queste esigenze s’impone l’acquisto della casa.

Il 1° agosto del 1818 fu messa all’asta a Rivarolo uno stabile confacente alle sue esigenze, la Fondatrice non si lasciò sfuggire l’occasione, fece partecipare all’asta un suo delegato e il il 23 ottobre fu firmato l’atto di acquisto.

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Letto 470 volte Ultima modifica il Venerdì, 15 Aprile 2016 14:03

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