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I luoghi della Fondatrice
Pasquaro,
il borgo dove nacque e visse fino ai 27 anni circa
Madre Antonia, è ora un modesto paese a mezza
strada tra Torino e Ivrea, vicinissimo a Rivarolo
con il quale condivide comune e parrocchia. Allora
contava pochi abitanti, raggruppati intorno alla cappella
di san Giovanni Battista tuttora esistente, dediti
in gran parte al lavoro dei campi.
Il sacerdote Francesco Vallosio, primo biografo di
Madre Antonia, la cui testimonianza acquista maggiore
valore a motivo di una conoscenza personale dei fatti
e delle persone, afferma che la giovane avvertì
in maniera drammatica l’ignoranza spirituale
e morale in cui venne a trovarsi la sua gente, sì
che «sorse in lei il generoso pensiero d’opporsi
al rovinoso torrente». Ma prima di impegnarsi
in un’azione esteriore, impegnò se stessa
nella preghiera, nella penitenza e nell’offerta
a Dio di tutta la sua vita.
A quindici anni decise di donare la sua esistenza
a Dio.
È ben nota la tradizione secondo
la quale una mèta preferita di Antonia Maria
fanciulla e giovinetta per le sue soste di preghiera
fosse il Pilone della borgata con
l’immagine della SS.ma Vergine, presso la quale
portava anche i bambini che aveva in custodia e che
le erano affidati dai vicini.
Della
casa natale di Antonia Maria oggi
non rimane più nulla, poiché essa fu
completamente ristrutturata nel 1953, allorché
in Pasquaro fu inaugurata la scuola materna «Madre
Antonia».
Le vicende giovanili e l’impegno apostolico
che caratterizzarono gli anni a Pasquaro avevano ampliato
i rapporti di Antonia Maria oltre l’ambiente
ristretto della borgata.
Antonia Maria,
agli inizi dell’ottocento, d’intesa con
il clero locale, si trasferì a Rivarolo,
dove si dedicò ad un’azione caritativa
specifica. Si inserì in questo tessuto e in
breve giro di tempo, dice il Vallosio, la sua dimora
divenne un luogo di accoglienza per un «bel
numero di fanciulli e fanciulle»; in quella
«cella » che divenne per lei «tempio,
cattedra e chiostro», viveva ritirata, pregava
e insegnava.
La giovane Antonia non si fermò qui; ella «anelava
a meta più sublime, ad opera più grande,
più proficua, dedicandosi ad ogni classe di
persone»; «tutta amore, dimentica dei
suoi, solo studia gli altrui bisogni e come sopperirvi».
«Con amore di madre ammonisce, prega, scongiura
chi disprezza sconsigliatamente le pratiche cristiane:
tutta zelo e pazienza l’ignorante istruisce,
il debole conforta, l’afflitto consola».
Per
queste esigenze s’impone l’acquisto della
casa. Il 1° agosto del 1818 fu
messa all’asta a Rivarolo uno stabile confacente
alle sue esigenze, la Fondatrice non si lasciò
sfuggire l’occasione, fece partecipare all’asta
un suo delegato e il il 23 ottobre fu firmato l’atto
di acquisto.
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