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Donna della Settimana: Rufina e Seconda, la Bellezza che ti sceglie

Mercoledì, 01 Luglio 2020 08:57

Il 10 luglio di ogni anno la piccola chiesa con il campanile romanico che dà su piazza Santa Rufina, nel cuore di Trastevere, si apre ai visitatori. È il giorno in cui la Chiesa celebra la memoria liturgica delle de giovani donne che in questo luogo vivevano più di 1700 anni fa: Rufina e Seconda.
La storia ha immortalato queste due donne nell’età della prima giovinezza. I dettagli sopravvissuti all’usura del tempo sono pochi ma bastano a darci l’idea della vita di queste due ragazze. Rufina è probabilmente chiamata così a causa della chioma fulva e subito ti puoi immaginare una giovane donna dai lunghi capelli ramati, bellissimi, lasciati sciolti e non ancora nascosti dal velo della donna sposata. Una ragazza che di sicuro sarà stata corteggiata, se ricordiamo che a Roma i capelli biondi o ramati erano sinonimo di fascino, perché quelli dovevano essere anche i colori della chioma delle divinità e che molte matrone ricorrevano alla tintura pur di avere riflessi color oro. Inseparabile da Rufina, c’era Seconda, la sorella minore, la piccola di casa, sempre accanto alla sorella maggiore, cercando di imitarla, condividendo con lei sogni e desideri.
Queste due ragazze erano -come tutte le giovani- innamorate; di più, erano fidanzatissime con due giovani “di buona famiglia”. Con loro stavano probabilmente progettando il futuro, una casa, una famiglia, dei figli, cose così…
In questa storia normale si era inserito Gesù: tutti e quattro i giovani, le due sorelle ed i rispettivi fidanzati, erano infatti cristiani. Come avessero aderito a questo nuovo credo, non lo sappiamo. È però certo che, sin dai primi decenni dell’era cristiana, a Trastevere si era costituita una fervente comunità della “Via”. Nel 38 a.C., nella Taberna meritoria, ospizio per soldati in pensione, che sorgeva dove ora si erige la Basilica di Santa Maria, si era verificato il prodigio della fons olei, che i cristiani poi rileggeranno come una profezia della nascita di Cristo, l’Unto di Dio. L’Apostolo Paolo era vissuto per due anni in una casa a pigione poco lontano dalla via della Lungaretta e qualche isolato più in là c’era la casa di un'altra giovane cristiana, Cecilia.
Rufina e Seconda di certo conoscevano la storia di Cecilia, il suo amore per Valeriano, le loro nozze e poi la persecuzione ed il martirio in odio fidei: del marito prima e poi della sua giovane sposa. Forse la storia di Cecilia aveva dato loro tanta forza quando, dopo anni di pace e tolleranza, gli Imperatori Valeriano e Gallieno avevano a loro volta iniziato una persecuzione, una delle tante che fino alla pace costantiniana si scateneranno nell’Impero e su Roma in modo particolare.
Siamo nel 260 d.C., quando la vita chiede ad ognuno di schierarsi. I due fidanzati abiurano la fede, per poter rimanere fedeli ai loro progetti di vita e felicità domestica. Sarebbe stato sensato e scontato che anche Rufina e Seconda avessero fatto lo stesso: in fondo, si trattava di scegliere una vita felice, senza intoppi; si trattava di incamminarsi per una via normale, quella che, come giovani romane si erano da sempre preparate.
Ma loro no. Rufina rifiuta categoricamente di lasciare la Via e la sorella, Seconda per nascita ma anche lei prima nella scelta, fa lo stesso. Sono giovani ma non sprovvedute; comprendono ciò a cui vanno incontro. Non vogliono lasciare i fidanzati, ma non possono rinunciare all’Amore. E quando sono messe alle strette, allora scelgono. Scelgono Gesù. Andando alla morte.
Rufina e Seconda sono due pazze, esaltate, scriteriate? No. Sono due giovani donne che Gesù lo hanno incontrato davvero. Non come un’idea, un pensiero, un credo fumoso. Neanche come un impegno, un volontariato, una missione. Lo hanno conosciuto come Persona; hanno imparato a dialogare con lui nella chiesa domestica che si riuniva nella loro casa. Hanno ascoltato la Parola; di più, l’hanno gustata e l’hanno trovata Bella per la loro vita. E a tanta Bellezza non hanno voluto rinunciare. Tutto qui.
Rufina e Seconda parlano ancora dalla loro casa, che oggi ospita molte giovani provenienti da tutto il mondo. A loro e a tutte le donne dicono: scegli il Bello. Scegli il Meglio. Scegli di essere felice. Ma felice davvero!

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Donna della Settimana: Petronilla, piccola tessera

Giovedì, 25 Giugno 2020 06:39

29 giugno, solennità degli Apostoli Pietro e Paolo. Entriamo in questa festa guardandola con occhi di donna e richiamando alla memoria una storia probabilmente leggendaria, ma comunque affascinante. La storia di Petronilla, figlia di Pietro. Petronilla, piccola pietra, pietruzza… Questo nome fa venire in mente le piccole tessere di un mosaico. In sé sono insignificanti ma accostate l’una all’altra danno vita ad opere d’arte di inaudita bellezza. Così è anche della Storia della Chiesa che è fatta sì di grandi personaggi, come le colonne che oggi celebriamo, ma anche di piccole tessere colorate che danno un tocco di Dio al dispiegarsi del cammino dell’uomo sulla terra.
Parlare di Petronilla equivale a fare un cammino a ritroso di 2000 anni per entrare in punta di piedi nella casa del pescatore di Bethsaida che ha lasciato le reti per seguire il Maestro. La piccola Petronilla, figlia di Pietro, impara da sua madre a raccogliere la legna per la cucina, a spazzare il cortiletto e la casa, mentre mattino e sera accompagna la mamma al pozzo per attingere l’acqua. Ogni giorno bisogna macinare l’orzo o il grano per preparare il pane; sua madre le mostra come filare la lana e tessere la stoffa. La sua fanciullezza passa imparando gli impegni quotidiani di una donna: il legno, l’acqua, il pane, il cucinare, il filare e tessere.
Il sabato è giorno di festa, il venerdì sera la mamma accende la lampada a olio, papà Pietro canta la benedizione sulla coppa del vino, e la cena si svolge nell’allegria. Al sabato mattino solo Pietro va alla sinagoga, mentre Petronilla e la mamma recitano le preghiere a casa.
Un evento straordinario dà una svolta particolare alla vita di Petronilla: Simone, colui che ascolta, ascoltando la voce di Gesù lascia casa, moglie, figlia, suocera e segue Colui che lo invita per far di lui un pescatore di uomini. Il Nazareno frequenta la casa di Pietro. Petronilla seduta per terra vicino al focolare con le altre donne della casa ascolta le parole, cerca di captarne il senso profondo e prova a capire e ad entrare nel pensiero di questi uomini, in gran parte come suo padre pescatori e si chiede perché: perché hanno seguito lui, proprio Lui, lasciandosi dietro tutto. Impara con loro, un modo di vivere impregnato di piccoli gesti di amore. Impara come relazionarsi con le persone, la natura, le cose per lasciare una traccia di Lui nel quotidiano. Impara che l’audacia è coraggio nell’affrontare quel che si crede giusto e vero.
Nell’anno 33 il Maestro muore crocifisso, risorge, ascende al cielo e invia lo Spirito Santo. Pietro guida la Chiesa nascente e Petronilla accompagna il padre, prima ad Antiochia e poi a Roma. Petronilla è una ragazza bellissima, ama molto il Signore, è sempre sorridente, affabile ed accogliente. Dopo la morte in croce del padre, Petronilla raduna attorno a sé alcune che adempivano il culto insieme e gratuitamente davano il ricevuto dal Signore gratuitamente: Petronilla era molta nota a Roma per la sua gentilezza di tratto e bontà. Dice la storia che Un nobile romano di nome Flachius avendo sentito parlare di lei, la va a visitare, s’innamora perdutamente di lei e le chiede di essere sua sposa. Lei con saggezza risponde di non essere degna di tanto onore e gli chiede tre giorni per riflettere. Il terzo giorno Petronilla rese l’anima a Dio e fu sepolta nelle catacombe di santa Domitilla.

Donna della Settimana: Katherine ovvero la diversità che conta

Sabato, 13 Giugno 2020 14:40

La cronaca delle ultime due settimane ci ha riportato e continua a riportarci uno slogan: #blacklivesmatter#. Partito da una strada di Minneapolis, gridato davanti alla Trump tower, ha valicato l’Oceano, causato la caduta di alcune statue e molte più o meno pacifiche manifestazioni.
#blacklivesmatter#. E mentre lo scrivi ti pare così strano che nel 2020 si debbano ancora fare queste specificazioni cromatiche.
Ma mentre lo ripeti, capisci il significato di quelle tre parole tutteattaccate. #blacklivesmatter#, perché non possiamo permetterci il lusso di privarci di un colore e di tanta ricchezza. Solo un esempio. Un esempio black al femminile, una donna, una scienziata afroamericana venuta a mancare qualche mese fa: in Italia eravamo all’inizio dell’emergenza Covid-19 e forse alla sua dipartita da questo mondo non è stato dato il rilievo meritato, impegnati come eravamo nel conteggio dei contagi.
Anche questa donna, Katherine Coleman Goble Johnson, era un’esperta di conti: non di quelli tristi del Coronavirus, bensì di quelli ben più esaltanti delle traiettorie di volo delle navicelle spaziali. La sua storia -da cui è stato tratto anche un bel film del 2016, insieme a quella di altre scienziate afroamericane- è indissolubilmente legata alle imprese spaziali della Nasa e all’arrivo dell’uomo sulla luna. Nel fare questo, ossia nel mettere in pratica la sua passione per i conti lavorando per lo sviluppo della scienza, Katherine ha dimostrato in maniera inequivocabile la preziosità dell'apporto di persone diverse, per genere, per razza, per cultura, per talenti, per passioni. È la differenza che fa la differenza. Sempre. Quando la accogliamo senza paura, gli orizzonti si aprono, nascono cose nuove, tutti ci arricchiamo.
Che bella la storia di Katherine Johnson, che ha mostrato come le black lives contano. Che ha combattuto nella quotidianità contro pregiudizi di razza e di genere. Che ci insegna come ogni vita appassionata e spesa a seguire una stella, un sogno, un desiderio, incida nella costruzione del mondo.    https://youtu.be/6FeG9jP_omw                                                                                                                                              

DONNA DELLA SETTIMANA: LEONIA MARTIN, ovvero dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono fiori

Lunedì, 08 Giugno 2020 05:30

"Con la mia zolla arida lottai per avere fiori" scrisse Emily Dickinson. L'immagine che viene alla mente è quella dei fiori delle piante grasse: fiori bellissimi e fragilissimi, che sbocciano con tanta fatica ed altrettanta pazienza. Come la vita della donna di questa settimana, Leonia Martin, sorella maggiore di una Martin ben più famosa. Therese Martin o, per essere più espliciti, Santa Teresa del Bambin Gesù. Di Leonia si parla a tratti anche nell'Autobiografia della Santa carmelitana di Lisieux, sottolineandone la debolezza e la fragilità che avevano fatto scrivere la mamma in una lettera: «E’ coperta di difetti come da un mantello. Non si sa come prenderla». Un'intelligenza non brillante come quella della celebre sorella, un carattere rigido, difficile, ostinato; una fatica nel prendere decisioni e nel rimanervi fedeli. Leonia farà fatica a trovare il suo posto nel mondo, la sua "vocazione".Solo a 36 anni comprenderà finalmente che la sua strada è quella di una vita monastica all'interno della Famiglia della Visitazione, fondata da San Francesco de Sales. E le ci vorrà tutta la vita per modellare le sue fragilità; non rinnegandole ma usandole per creare qualcosa di bello davanti a Dio e agli uomini.

La sua figura, ben delineata in un articolo della dottoressa Ludovica Maria Zanet cui si rimanda (https://rivistavocazioni.chiesacattolica.it/2019/12/10/leonia-martin/) ci parla della santità, ossia della felicità, che nasce dalla vita quotidiana, dalle lotte e dalle fatiche di ogni giorno. Che cresce nutrendosi di cadute ed imperfezioni e che non è cosa altra dalla debolezza. Leonia ci ricorda che tutto ma proprio tutto concorre al bene di coloro che amano Dio. Parafrasando, senza saperlo, il poeta cantautore: "Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono fiori".

 

 

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