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Domenica, 17 Gennaio 2021 09:24

alle quattro del pomeriggio

Erano circa le 4 del pomeriggio...una postilla che chiude il racconto dell’incontro con Gesù. Una postilla importante, però, che ferma la clessidra e rende eterno un giorno e lo fa uscire dal calendario, impedendogli di voltare pagina.
Erano circa le 4 del pomeriggio… l’ora del thè, della pausa; l’ora in cui si inizia a pensare a chiudere il lavoro, a fare ritorno a casa. L’ora in cui le cose di solito finiscono. Mentre qui iniziano. Inizia il tempo del mettersi in cammino dietro al Maestro, del rimanere con Lui. Il tempo del silenzio, dell’ascolto, dello stupore e della gioia.
Erano circa le 4 del pomeriggio…E oggi, che ore sono?

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Domenica, 17 Gennaio 2021 09:03

ARGENTINA IN MISSIONE

Inizia oggi ufficialmente a Ojo de Agua, Tulumba, la missione "Cuidar la vida, sembrar esperansa" della Famiglia Verniana Argentina.

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Venerdì, 25 Settembre 2020 06:56

Donna della Settimana: Chiara Luce (IO HO TUTTO!)

25 settembre 20210. 25 settembre 2020.

Sono passati 10 anni dalla Beatificazione di Chiara Badano, una giovane ligure morta di tumore il 7 settembre 1990, all'età di 18 anni. Chiara Lubich, Fondatrice del Movimento dei Focolari cui anche "Charetta" apparteneva, l'aveva ribattezzata Luce: Chiara Luce, come quella che emanava dai suoi occhi e che ancora ci sorride attraverso le sue immagini.

Ma quale è il segreto della santità di questa ragazza sportiva, con tanti amici, che non brillava molto negli studi ma che sin da quando aveva 9 anni ed il suo parroco le aveva regalato un Vangelo, aveva deciso di non rimanere analfabeta del messaggio di Gesù? E' il vivere "stando al gioco di Dio" e dunque gustare la vita, goccia a goccia, assaporando ogni giorno, ogni attimo, ogni incontro, ogni attività. E' scorgere la presenza di Dio nelle cose piccole che ti accadono e dunque sempre dire: "Se lo vuoi tu, Gesù, lo voglio anche io". Chiara ha trascorso l'ultimo periodo della sua vita completamente allettata, lei che amava scorrazzare in bicicletta e motorino, incontrarsi con gli amici al bar del paese, nuotare e fare tuffi... Chi l'ha incontrata, ancora ricorda la luce dei suoi occhi e l'atmosfera di quella stanza, "piena di Dio". Qualche tempo prima di morire, in un messaggio registrato ai Giovani del Movimento dei Focolari, Chiara diceva: "Ho capito che se noi fossimo sempre in questa disposizione d'animo, pronti a tutto, quanti segni Dio ci manderebbe. ho compreso anche quante volte Dio ci passa accanto e non ce ne rendiamo conto". VOCE DI CHIARA LUCE

Ecco, santità è semplicemente cogliere Dio qui ed ora e vivere "da Dio" il momento presente, senza rimpianti per quello che era stato e senza pre-occupazioni per il futuro.

Ecco perchè Chiara Luce, anche nella malattia, nel dolore, sapendo di avere "i giorni contati" ( ma chi non li ha?) ha saputo dire: "Io ho tutto!" Ho tutto avendo perso tutto; ho tutto senza trattenere nulla. Ho tutto perchè possiedo la Sapienza di Dio, che è pura semplicità. Che mi insegna a contare i miei giorni, mettendoli a frutto. Qui ed ora.

Buon anniversario, Beata Chiara Luce! Prega per noi!

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30 maggio. La Chiesa ricorda Santa Giovanna d’ Arco, una ragazza di 18 anni la cui esistenza .se non fosse storicamente documentata- parrebbe una favola senza il lieto fine.
La storia di Giovanna si snoda dal 1412 al 1431, una manciata di anni all’ interno della guerra anglo-francese dei Cento Anni e dello Scisma d’Occidente. In un periodo difficile come quello, Giovanna non possiede nulla che possa metterla in luce: è donna, è adolescente, è vergine (una pulzella, come poi la si chiamerà), è povera, è analfabeta. Eppure, guidata dalle voci di San Michele Arcangelo e delle due martiri santa Margherita di Antiochia e santa Caterina d’Alessandria, Giovanna si mise alla testa di un’armata e a liberare dall’occupazione inglese la città di Orleans e di Reims, dove il Delfino di Francia Carlo VII venne incoronato re nella cattedrale.
Tradita da quegli stessi che aveva aiutato, la pulzella d’Orleans fu ceduta agli inglesi, processata ed arsa viva come eretica il 30 maggio 1431; le sue ceneri vennero sparse nella Senna, affinché la sua memoria venisse cancellata per sempre. Invece, non solo Giovanna venne riabilitata dalla Chiesa che poi la proclamerà santa, ma la sua vicenda sarà fonte di ispirazione per artisti, poeti, letterati e santi.
Il suo segreto? L’aver ascoltato… le voci giuste! In un mondo parolaio come il nostro, siamo quotidianamente subissati di voci. Voci spesso chiassose e litigiose, che incitano all’odio, che lanciano proclami incattiviti e notizie false. Voci che parlano male, che male-dicono, che distruggono… Voci che non danno speranza, voci cupe. Oppure voci frivole, voci, pettegole, voci superficiali, che non approfondiscono, che non cercano la verità, voci che non intelligenti, ossia che non sanno intus-legere, leggere nel profondo.
Voci che ci ammaliano. Ci confondono. Ci ingannano.
Giovanna no. Giovanna ha ascoltato le voci giuste. Quelle che le hanno parlato dal profondo del cuore. Quelle che le hanno raccontato “le cose di Dio”. Voci belle, voci pulite, voci che invitavano a grandi sogni e grandi imprese. Voci argentine e musicali, voci piene di speranza e di coraggio. Giovanna è rimasta fedele alle “Voci” anche quando la strada si è fatta dura e spinosa, anche quando non ha più visto nulla, anche quando voci cattive e maligne l’hanno chiamata eretica e traditrice, l’hanno insultata per i suoi capelli corti ed i vestiti da uomo, hanno cercato di farla inciampare su definizioni teologiche. Ma Giovanna no, non è caduta; allenata all’ascolto, aveva imparato a parlare ed il suo dire, fino alla fine, è stato “sì sì e no no”. Chiaro, limpido, vero.
Perché “la bocca parla della pienezza del cuore”.
Buona settimana, ascoltando le voci giuste! https://www.youtube.com/watch?v=M6-9WZQMT2I

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Domenica, 24 Maggio 2020 09:10

Novena di Pentecoste: terzo giorno

E siamo arrivati al terzo giorno della nostra Novena! Buon cammino!

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Lunedì, 03 Agosto 2020 08:11

MISSIONE OJO DE AGUA TULUMBA

 (continuazione dell'articolo pubblicato nella rubrica Spazio giovani - SCIC n. 3/giugno 2020)

TESTIMONIO 2 - “Tiempo y manos para servir y un remanso para rezar. Una puerta por descubrir, un camino que transitar”

¿Como expresar todo lo vivido en palabras? Como un video que se reproduce, pasa por mi mente nuestra misión sin ganas de que termine. Un año más que participo. Desde aquella vez que dejé que la curiosidad por conocer a quien nos Ama y se entregó por nosotros, habitara en mí, sé que la misión es lo que alegra mi vida. Este año iniciamos en un pueblo llamado Ojo de Agua en la Provincia de Córdoba, ¿Qué pasó al principio? Aún con miedo, y sintiendo si realmente somos los correctos para esto, la incertidumbre por saber, lo desconocido, por ver cómo nos iban a recibir, pero con el corazón lleno de amor y cariño para brindar, emprendimos una vez más nuestra misión. Nos encontramos con una comunidad muy cálida, amable y predispuesta, con personas que han dejado en mi corazón su nombre, abriéndonos las puertas de sus casas para compartir un mate con un perfecto desconocido, que sin embargo lleva como bandera el Amor de Dios, un hermano en Cristo.

Este año la misión la viví más profundamente, con momentos de angustia y otros de alegría. Cada momento compartido con las familias cuando salíamos a caminar o cuando estábamos en la escuelita que nos prestaron, dejó una marca en mí, esos rostros que al cerrar los ojos se me vienen a la mente, las miradas que dicen mucho más que las palabras y que a veces suelen no ser necesarias. Tan solo con tener alguien que los escuche y comparta un momento de silencio, son felices. El dolor y el abandono que podía percibir en sus ojos también me entristece. Es que siendo Hijo de Dios es que uno ama de verdad y no puede comprender como a veces se hace la vista gorda dejando familiares en el campo, sin poder movilizarse como el caso de Doña Dora.

También compartimos risas, con personas que trasmiten mucha alegría, y que a veces suelen hablar mucho como un señor llamado Pedro al cual visitamos con el grupo de Las Tranqueras, contándonos la historia de la casa de su padre, una construcción con aproximadamente 200 años de antigüedad, y enseñándonos como es su trabajo con sus animales, un hombre ya grande y solo, sin hijos al cual por las veces que fuimos a verlo llegamos a estimarlo y al despedirnos pude notar en sus ojos una mirada de tristeza porque él dice "La gente buena siempre se va" y es que él se encariñó mucho con nosotros.
Y así , sigo dándome cuenta de que la misión es muy importante en mi vida, muchas veces no comprenden porque siendo tan chicos decidimos ir 10 días a un lugar donde no tenemos comodidades, donde hace mucho calor... pero no comprenden que El (Jesús) nos regala cada despertar, que Él está donde menos lo pensamos y nos acompaña en cada paso. ¿Si Él me ha regalado tantas cosas como yo no voy a poder ponerme al servicio para brindar todo el amor que me ha regalado y compartirlo con los demás?


                                                                                  Jaqueline Torres Tinoco- 22 años /Buenos Aires

 

TESTIMONIO 3 – HUELLAS

Mi camino verniano comenzó hace muchos años; desde pequeña que concurro al colegio “Antonia María Verna” en Santa Fe, Argentina. Allí transcurrió toda mi niñez y adolescencia, hasta que llegó el tiempo de cerrar una etapa, para ir más allá y volar…

En este colegio me tocó vivir millones de experiencias y vivencias que han hecho de mí una mejor persona. Es por este motivo, que en el año 2018, cuando terminé los estudios secundarios, aumentaban mis deseos por seguir formando parte y transmitir el carisma verniano a los demás. Así fue como me uní al grupo misionero; en el cual aprendí muchas cosas sobre lo que es ser un apóstol simple y eficaz al comunicar con la mirada las verdades de la fe.

Después de un año de haber participado de los encuentros anuales del grupo, llegó mi momento de misionar. Sabía que el destino era Ojo de Agua – Córdoba, pero no imaginaba lo que me iba a encontrar y las enseñanzas que me iba a llevar de ese lugar.

Mi año nuevo empezó lleno de felicidad, ansiedad e incertidumbre, ya que el 02-01-2020 viajé rumbo a Córdoba para comenzar la misión.

Al llegar, conocí gente maravillosa que supo transmitirme el verdadero carisma verniano, el darse al otro con plena generosidad, entrega y disponibilidad.

Nosotros, los misioneros, llevamos preparadas diversas actividades para ofrecerle a la comunidad y compartir junto a ellos. Cada mañana llenábamos nuestras botellas con agua fría y salíamos al encuentro de los vecinos; para conocernos y dialogar con ellos mientras compartíamos mates y tortas.

Cuando se hacía la hora del medio día retomábamos el camino hacia la escuela primaria de Ojo de Agua (lugar que fue prestado para que pudiéramos hospedarnos) y almorzábamos para después tener un tiempo de descanso. Luego, merendábamos y empezábamos a realizar todos los preparativos necesarios para los talleres que venían a continuación; por ejemplo, talleres de música, de baile, de artesanías y/o actividades como ser bingos, procesión con una imagen de la Virgen del lugar, Celebración de la Palabra, Misa con el Obispo de la prelatura de Deán Funes, proyección de películas, entre otras muchas cosas.

Pero en este artículo, no solo quiero hacer referencia a las actividades que fueron pensadas para hacer en conjunto con los vecinos del lugar; sino también al trabajo espiritual continuo de los misioneros, tanto personal como grupal, mediante oraciones, cantos, dinámicas, juegos y diferentes actividades destinadas a la unión del mismo; y más precisamente, al crecimiento espiritual.

El lema de la misión fue “Vengo a ofrecer mi corazón”; y eso fue lo que sucedió. Todos los que estuvimos allí presentes –misioneros- comenzamos a trabajar en el corazón del otro a través de la empatía; para así poder comprender a quien tengo enfrente e iniciar un camino de transformación junto a Jesús y mamá María.

A continuación, cito una frase que escuché de la Hermana Lucrecia “en nuestros corazones quedan grabados los rostros y las miradas de los demás”; y coincido totalmente con ella, si hay algo que destaco y me llevo guardado en el corazón, es la simpleza, humildad, vitalidad y amor que me transmitieron durante diez días todos los rostros que conocí. Cada familia que nos abría las puertas de su casa nos dejaba una enseñanza para crecer y aplicar en nuestras vidas; por ejemplo, Dora, Iris, Pedro, los Márquez, Luisiana, Olga, entre muchos otros…

Es por todo lo que viví que estoy convencida de que recibí el llamado de Jesús para seguirlo, para vivir libre, para amar y servir, para dejar en cada paso una huella, para encontrar en los demás un poco de Dios. Este año le dije SÍ a la misión como heredera de la caridad de Madre Antonia al emprender con valor el camino de gratuidad el cual tiene confines infinitos. Y con mucha alegría quiero compartirles que mi camino aún no termina; sino que recién comienza y debe continuar…

 Milagros, Acevedo 19 años

Comunidad de Santa Fe - Argentina

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Venerdì, 31 Luglio 2020 13:16

IL GRANDE ANNUNCIO PER TUTTI I GIOVANI

(continuazione dell'articolo pubblicato nella rubrica Magistero - SCIC n. 3/giugno 2020)

Papa Francesco, con sano realismo e nel contempo con estrema delicatezza, esprime la propria consapevolezza che l’esperienza di paternità vissuta da molti giovani è stata talora carente o inadeguata, talaltra quasi assente o peggio negativa, ma queste ferite interiori ed esistenziali possono essere prima lenite e poi curate solo gettandosi in tutta sicurezza nella braccia del Padre divino, la cui Parola è ricchissima di espressioni del Suo amore infinito che “non è mai triste; ma pura gioia che si rinnova quando ci lasciamo amare da Lui....”

Il Santo Padre ricorda ad ogni giovane che “Per Lui tu sei realmente persona, non sei insignificante, sei importante per Lui, perché sei opera delle Sue mani”, ma per poter fare esperienza di tale divina tenerezza “cerca di rimanere un momento in silenzio lasciandoti amare da Lui. Cerca di mettere a tacere tutte le voci e le grida interne e rimani un momento nel suo abbraccio d’amore”.

Il Santo Padre, evocando la necessità del silenzio, poiché le “cose grandi avvengono nel silenzio” (Romano Guardini, Il Signore), ci offre una lezione preziosissima per vincere il rumore del mondo e per pregare in modo autentico, quasi riproponendo il pensiero del Card. R. Robert Sarah: “la preghiera è riuscire a tacere, ad ascoltare Dio ed imparare a sentire i gemiti ineffabili dello Spirito Santo che abita in noi e silenziosamente grida. Gli uomini di oggi pensano che la preghiera consista nel dire delle cose a Dio, nel gridare e nell’agitarsi davanti a Lui, mentre la preghiera è molto più semplice. Consiste nell’ascoltare Dio che silenziosamente parla in noi” (La Forza del silenzio).

La lettura del paragrafo 117 (...Non gli dà fastidio che Tu gli esprima i tuoi dubbi, quello che lo preoccupa è che non gli parli, che tu non ti apra con sincerità al dialogo con Lui....Il suo amore è così reale, così vero, così concreto che ci offre una relazione piena di dialogo sincero e fecondo.....) richiama alla memoria la bellissima preghiera “Amami come sei”, parole incoraggianti di Gesù all’anima, che del tutto a ragione viene utilizzato quale testo di supporto per l’Adorazione Eucaristica.

  • “La seconda verità è che Cristo, per amore ha dato se stesso fino alla fine per salvarti” ...Trattasi di un amore infinito e incrollabile, potentemente e drammaticamente celebrato il 27 Marzo in occasione del momento straordinario di preghiera in tempo di epidemia.

“Quel Cristo che ci ha salvato sulla Croce dai nostri peccati, con lo stesso potere del suo totale dono di sé continua a salvarci e redimerci oggi. Guarda la Sua Croce, aggrappati a Lui, lasciati salvare, perché coloro che si lasciano salvare da Lui, sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento”.

In queste bellissime e toccanti parole riecheggia l’immensa maestosità della verità centrale della nostra fede, la solennità antica del tradizionale inno “Vexilla Regis”, la lucida nitidezza del Magistero di Papa Benedetto XVI: “...Guardiamo a Cristo trafitto in Croce! È Lui la rivelazione più sconvolgente dell’Amore di Dio, un amore in cui eros e agape, lungi dal contrapporsi, si illuminano a vicenda. Sulla Croce è Dio stesso che ci mendica l’amore della Sua creatura: Egli ha sete dell’amore di ognuno di noi.... Solo l’amore in cui si uniscono il dono gratuito di sé e il desiderio appassionato di reciprocità infonde un’ebrezza che rende leggeri i sacrifici più pesanti.... la risposta che il Signore ardentemente desidera da noi è innanzitutto che noi accogliamo il suo amore e ci lasciamo attrarre da Lui. Accettare il Suo amore, però, non basta. Occorre corrispondere a tale amore ed impegnarsi poi a comunicarlo agli altri: Cristo mi attira a sé per unirsi a me, perché impari ad amare i fratelli con il suo stesso amore...Guardiamo con fiducia al costato trafitto di Gesù da cui sgorgarono sangue ed acqua ...si dischiude a noi l’intimità dell’Amore Trinitario” (Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la Quaresima 2007).

Papa Francesco ulteriormente scolpisce ed affina questa grande verità fondativa della nostra fede ricordandoci ancora che “Noi siamo salvati da Gesù perché ci ama e non può farne a meno...perché solo quello che ci ama può essere salvato. Solo quello che ci abbraccia può essere trasformato...e Lui ci abbraccia sempre, sempre, sempre...Egli ci perdona e ci libera gratuitamente. Giovani amati dal Signore, quanto valete voi se siete stati redenti dal sangue prezioso di Cristo. Cari giovani voi non avete prezzo...Voi non avete prezzo: dovete sempre ripetervelo: non sono all’asta, non ho prezzo, sono libero, sono libero! Innamoratevi di questa libertà che offre Gesù... guarda le braccia aperte di Cristo crocifisso, lasciati salvare sempre nuovamente”.

  • La terza verità, inseparabilmente connessa a quelle precedenti, è che “Egli vive”. Il rischio al quale siamo esposti, nonché l’inganno diffuso da una certa cultura sostanzialmente anticristiana, è quello di considerare Gesù solo come un buon esempio del passato, come un ricordo”. Invece colui che hic et nunc ci ama senza misura alcuna è il Cristo risorto, “pieno di vitalità soprannaturale, rivestito di luce infinita”, e “se egli vive, allora davvero potrà essere presente nella tua vita in ogni momento, per riempirla di luce”. Gesù. Infatti, non solo “ha la vita”, ma “è la vita”: Io sono la resurrezione e la vita” (Gv. 11, 1-45).

La consolante ed entusiasmante conseguenza di questa verità è che “così non ci saranno mai più solitudine e abbandono...Egli riempie tutto con la Sua presenza invisibile, e dovunque tu vada ti starà aspettando”. Perché non solo è venuto, ma viene e continuerà a venire ogni giorno per invitarti a camminare verso un orizzonte sempre nuovo”. In queste parole di Papa Francesco è possibile cogliere l’eco della stupenda e mirabile sintesi del piano della creazione e della salvezza offertaci dal discorso di San Paolo all’Aeropago: “...in Dio viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (Atti 17, 22-34).

Posti al cospetto di una realtà tanto elettrizzante, infervorante ed estatica non resta che contemplare “Gesù felice e traboccante di gioia...il tuo Amico che ha trionfato ed eterno vivente”. “Aggrappati a Lui, vivremo ed attraverseremo indenni tutte le forme di morte e di violenza che si nascondono lungo il cammino...con il cuore radicato in una sicurezza di fondo che permane al di là di tutto”.

Questa prospettiva, alla luce della quale dovrà essere modellata la vita cristiana esige però da parte nostra un’adesione accorata in pensieri ed opere, sul piano esperienziale nella concretezza della nostra vita terrena: “perché all’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva” (Benedetto XVI, Lett. Enc. Deus Caritas Est).

Poiché “l’Amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Rm 5,5), nelle precedenti tre verità – Dio Ti ama, Cristo è il Tuo salvatore, Egli vive – comparendo Dio Padre e comparendo Gesù c’è anche lo Spirito Santo che “prepara e apre i cuori perché accolgano questo annuncio”.

Papa Francesco, pertanto, conclude invitando i giovani ad invocare “ogni giorno lo Spirito Santo perché rinnovi costantemente l’esperienza del grande annuncio. Non perdi nulla ed Egli può cambiare la Tua vita, può illuminarla e darle una rotta migliore”.

Papa Francesco rivela di ben conoscere quali corde far vibrare per poter conquistare o catturare il cuore dei giovani, ai quali annuncia che il bisogno di amore, la ricerca dell’intensità e della passione, può ricevere una risposta piena ed appagante solo dopo l’incontro con Dio, solo dall’innamoramento di Lui “in una maniera definitiva ed assoluta....e questo amore di Dio, che prende con passione tutta la vita, è possibile grazie allo Spirito Santo”.

Infine, la chiosa del capitolo ha un’impronta doppiamente e genuinamente verniana. In primo luogo perché la sottolineatura che lo Spirito Santo sia “la sorgente della migliore gioventù” richiama alla mente che la Beata Madre Antonia “fosse fino dai suoi più teneri anni una bambina sommamente giudiziosa” (P. Adamo Pierrotti O.F.M.) e “compiva appena il quindicesimo anno dell’età sua, quando dopo assennati, e maturi consigli, davanti alla Regina del cielo, offriva spontaneamente a Dio l’anima, e il corpo suo olocausto di virginal purezza” (F: Vallosio). Secondariamente ed ancor di più perché Papa Francesco, per avvalorare l’insegnamento secondo il quale coloro che ripongono la loro fiducia nel Signore “riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi (Is 40,31), ricorda che chi confida nel Signore “è come un albero piantato lungo un corso d’acqua, verso la corrente stende le radici; non teme quando viene il caldo, le sue foglie rimangono verdi (Ger. 17,8), così evocando l’immagine e le parole spientamente incastonate ed inscritte nel coronato stemma delle amate Figlie della Fondatrice.

Vincenzo Fornace

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Lunedì, 06 Aprile 2020 06:55

Betania

Oggi pellegriniamo sulle orme di Gesù ed andiamo a Betania. Ci fa da guida una donna, un’amica: Maria, sorella di Marta e di Lazzaro. Pronta? Allora entriamo in punta di piedi nella casa dei tre fratelli. È una “casa amica”, un luogo del cuore, dove Gesù si ristora da ogni fatica e prende forza per un nuovo viaggio. Già questo ci fa riflettere: la CASA… Pensiamo alla nostra, di casa, quella lontana e quella in cui -in questi giorni di emergenza- siamo rinchiusi dentro… Ringraziamo il Signore perché una casa ce l’abbiamo, ed anche una casa con luce, acqua, mobili; con tutto quello di cui abbiamo bisogno…Ma non ogni casa è Betania. Betania è la casa, dice la poesia, della fraternità e della condivisione; è la casa dove gli amici sono i benvenuti, dove ci si ascolta col cuore e dove ci si prende cura gli uni degli altri, servendoci gli uni gli altri, con tante piccole attenzioni. Allora, ancora prima di iniziare a guardare Maria, guardo la mia casa e mi chiedo: ma dove vivo io? In casa o a Betania? E come la mia casa può tramutarsi in Betania? Poi faccio silenzio in me, mi siedo comoda, mi acquieto, respiro piano, faccio una breve preghierae poi apro il Vangelo e leggo: Gv.12:1-11.

In questo Lunedì Santo, mi lascio guidare da Maria di Betania, per riflettere sulla mia vita e sul mio modo di seguire Gesù. In questo Vangelo ci vengono proposti due modelli di discepoli: Giuda, il calcolatore e Maria, la sprecona. Io a chi assomiglio? A chi vorrei assomigliare? Maria ama, dunque spreca, non calcola. Dona a Gesù ciò che ha più di prezioso…

*        Con Gesù, con Dio, sono una che si trattiene o che si butta? Mi gioco o sto a guardare?

*        Che cosa ancora trattengo? E che cosa voglio donare a Gesù, in questa Pasqua?

Il nardo è un profumo molto intenso ed infatti il Vangelo dice che tutta la casa di Betania si riempì del profumo versato da Maria…A volte anche noi rimaniamo “catturati” dal profumo di alcune persone, quando le incrociamo in corridoio, in ascensore etc… Ma c’è un altro profumo, quello spirituale… Lo Spirito Santo è il profumo di Dio… e san Paolo dice che noi cristiani siamo “profumo di Cristo” (leggi, se vuoi, 2 Cor 2, 15)… Ancora mi chiedo…

*         Quale è il mio “nardo”? quale è il profumo che emana dalla mia vita?

*         Quale situazioni vorrei poter “profumare” in questa Santa Pasqua?

 

 

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Domenica 8 dicembre, Roma, Basilica di Santa Maria in Trastevere, mezzogiorno. All'ombra del magnifico mosaico che racconta la vita di Maria, in uno scintillio di oro, 12 giovani donne hanno detto Sì a Dio, sui passi di Madre Antonia. Per sempre. Sr. Ibis, dall'Argentina, sr. Carmen dal Messico, sr. Carolyne, sr. Irene, sr. Lucy e sr. Winifridah dal Kenya, sr. Albina, sr. Angelina, sr. Anna, sr. Helena, sr. Jane, sr. Stella dal Tanzania. A seguito l'omelia di S.E. Mons. Vincenzo Paglia, che ha spiegato, lasciandosi guidare anche dalla bellezza dei mosaici della Basilica, la connessione tra il sì di Maria ed il sì di queste giovani donne che desiderano continuarne l'opera.

"Care sorelle e cari fratelli, soprattutto voi, che avete risposto alla chiamata del Signore e vi presentate davanti a Dio. Lasciate che vi dica l’amicizia antica che mi lega al vostro Istituto partendo proprio da questa Basilica, dove, negli anni ’70 con le suore di Ivrea e di Santa Rufina abbiamo conosciuto rinnovamenti importanti.
Questa Basilica, in qualche modo, vi aiuta a capire il mistero che stiamo vivendo anzi mi verrebbe da dire che la vostra vita spirituale deve in qualche modo accordarsi con questa Basilica che è una delle più belle di Roma. In Tanzania, Kenya ci sono chiese bellissime, ma come quella di Santa Maria in Trastevere è difficile trovarne. Quello che noi abbiamo ascoltato dalle Scritture e che, in qualche modo, oggi voi celebrate, è descritto splendidamente in questo mosaico. Milioni di persone l’hanno visto, milioni. Sono otto secoli che questo mosaico guarda ed è guardato, è la storia di una donna, è la vostra storia, è la storia di una ragazza che oggi diremmo del Kenya, della Tanzania, del Messico, dell’Argentina… lei fu chiamata, lo vediamo nel primo riquadro in basso sulla vostra sinistra, dove c’è la sua nascita, potremmo dire la festa di oggi, l’Immacolata Concezione, poi nel quadro successivo c’è il Vangelo di questo giorno, il Vangelo dell’Annunciazione dove si parla di questa ragazza e di suo Figlio che dovrà salvare il mondo e lei, piccola donna di un paese lontano, viene resa partecipe di questo sogno incredibile, il sogno stesso di Dio.
Voi non venite qui semplicemente e fare il rito di professione perpetua, voi oggi, in qualche modo venite assunte da Dio come lo fu quella ragazza per essere partecipi del suo grande disegno, che arriva fino a quel Figlio che siederà sul trono. Infatti la vicenda di Maria si snoda lungo la fascia bassa del mosaico e dopo la sua morte vediamo Gesù in trono, Re dell’universo con accanto quella stessa donna. Pietro sta fuori dal trono, tutti gli uomini nel mosaico di Trastevere, stanno fuori dal trono, insieme a Gesù c’è solo Lei, e Lui l’abbraccia, con una licenza nella rigorosità bizantina, con una licenza di affetto, Gesù stende la sua mano destra e l’abbraccia.
Ecco questo è il mistero di oggi, che voi vivete. Avete detto “Mi hai chiamato, eccomi Signore”, anche Maria disse così: “Eccomi sono la serva del Signore” ma siete state chiamate non per una vostra vita di perfezione, non per raggiungere un ideale di santità personale, siete state chiamate per poter essere, assieme al Signore, operaie, figlie che devono trasformare il mondo perché raggiunga la pienezza della fraternità e della salvezza. Noi tutti, anche chi non sceglie la vita religiosa, noi tutti cristiani, dobbiamo vivere non per noi stessi, ma per accogliere il sogno di Dio e trasformare questa nostra società triste, tristissima tante volte, che crea disuguaglianze spaventose, che lascia morire la gente, i bambini. Noi siamo chiamati a trasformare questa nostra società in una famiglia santa di Dio.
Quando la vostra Fondatrice volle iniziare erano pochissime le sue figlie, insieme camminavano per le vie del mondo comunicando il Vangelo, facendo apprendere ai bambini a leggere e scrivere, stavano accanto ai malati realizzando esattamente il sogno di Dio, come Maria. La Fondatrice e le prime sorelle hanno fatto entrare questo mosaico nella realtà della storia umana; qui è dipinto, a voi e a tutti noi è affidato, ora è messo nelle nostre mani. Permettetemi un piccolo commento al brano della Genesi dove c’è un’affermazione, che io credo sia importante comprendere, tutti noi sappiamo i problemi e il dramma del peccato originale, c’è un’affermazione che in Maria sarà piena ma in Eva è già iniziata. Dopo il peccato Dio non abbandona l’uomo e la donna, quello no, come leggiamo la cacciata dal paradiso la fa l’angelo non la fa Dio, anzi quando lei sta uscendo insieme ad Adamo Dio si preoccupa di farle un vestito perché non senta il freddo e non li maledice. Abbiamo ascoltato che Dio maledice il serpente e dice al serpente che porrà un’inimicizia radicale tra lui e la Donna e la Donna col Figlio gli schiaccerà il capo, è questo il senso della missione: lottare contro il male, lottare contro tutto ciò che degrada questo mondo, lottare contro ogni discriminazione, lottare contro ogni ingiustizia e le donne hanno in questo un compito particolarissimo. Dio non lo dice ad Adamo, lo dice riferito alla donna e alla sua stirpe, c’è un carisma proprio della donna, ci tengo a sottolinearlo, ma in genere non si dice, c’è un carisma: le donne sono chiamate a combattere il male e a dare la vita, sono chiamate a intenerire un mondo che facilmente si incrudisce, sono chiamate a proteggere i più deboli e più poveri. Quest’oggi 12 donne sono state scelte da Dio per schiacciare il capo al male che sta dilagando sul mondo.
Nella vostra professione perpetua, non siete voi che scegliete il “per sempre”, è Dio che vi sceglie perché con la sua forza condanniate il male, è Dio che oggi in modo misterioso e forte vi dona quel “per sempre” della lotta contro il male e della tenerezza per il bene che voi oggi ricevete. E noi preghiamo per voi.
Voi siete una linfa nuova per la vostra Congregazione. Oggi state nel mondo, avete accolto di essere partecipi del sogno di Dio sul mondo intero. Mentre i popoli sembrano dividersi, mentre ciascuno sembra tessere solo il quadro del proprio destino individuale o di gruppo o di etnia o di nazione, il Signore vi sceglie perché voi siate membra di un unico popolo composto da tante famiglie, da tanti popoli di tante culture, da tante lingue. Oggi il Signore vi sceglie perché possiate portare il Vangelo ovunque nel mondo con il carisma della vostra Congregazione. Non siete sole, sono con voi le vostre sorelle, tutte saranno qui sull’altare perché partecipano di questa missione straordinaria che il Signore vi affida e la Chiesa in terra gioisce perché voi accettate, come fece Maria, come disse anche ad Eva di operare con Lui, perché vinca il bene e sia sconfitto il male, perché vinca l’amore e sia sconfitto l’odio. È una realtà altissima.
Sono le ore 13.00, il mondo sta a pranzo e noi siamo qui, nessuno se ne accorge, tuttavia da questa nostra celebrazione sta per sgorgare un fiume di misericordia, quella di Dio attraverso di voi, per questo stiamo in festa, per questo vi siamo accanto , per questo preghiamo per voi, per questo oggi la Chiesa è in festa e lasciatemi dire sono in festa anche tutti quei piccoli, quei poveri, quei malati che vi attendono, voi forse non li conoscete ancora, ma vi stanno aspettando perché c’è un grido d’amore, una domanda d’amore che sale da tutte le terre del mondo e che quasi nessuno ascolta, Dio sì l’ascolta e chiede a voi di ascoltarlo insieme a Lui e di essere prossimo di tutti coloro che hanno bisogno. Il Signore oggi vi benedice con questa celebrazione e vi aiuta a portare il suo amore e la sua misericordia nel mondo.

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