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Domenica, 24 Gennaio 2021 08:57

Domenica della Parola

Mattinata di sole sul lago (o sul mare, come quello della foto scattata qualche anno fa da Pier -l'architetto Pierangelo Brugnera, a Dar es Salaam)... Dei pescatori riassettano le reti, chiudono il lavoro di una notte, si preparano a fare ritorno a casa.. Tutto sta per finire, invece tutto inizia. Inizia una nuova vita, non più da pescatori di pesci, ma da pescatori di uomini. Una vita da spendere al servizio del Vangelo, della Parola.

Non a caso oggi la Chiesa celebra la Domenica della Parola, voluta da Papa Francesco. Una domenica per fare festa alla Parola, con la Parola. quella con la "P" maiuscola, quella che dà Speranza, Gioia, Vita! Quella che svela e rivela il lato inedito, sconosciuto, divino di tutte le cose. Quella che ti fa male perchè è una spada a doppio taglio, ma il "male" che ti arreca è come quello degli scapaccioni della mamma: un "male" che fa bene, che opera il Bene, che guarisce, come miele dolcissimo, come balsamo profumato. Quella che è lampada che guida ogni piccolo passo del cammino e che consente al giovane di conservare pura, cioè Bella la sua via...

Andrea, il Protocletos, il primo chiamato, Pietro suo fratello ed i loro amici - udita la Parola- hanno lasciato le reti. Ora solcano altri mari, pescano altri pesci, ascoltando la Parola, vivendola e annunciandola... E tu?

Buona domenica!

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Domenica, 17 Gennaio 2021 09:24

alle quattro del pomeriggio

Erano circa le 4 del pomeriggio...una postilla che chiude il racconto dell’incontro con Gesù. Una postilla importante, però, che ferma la clessidra e rende eterno un giorno e lo fa uscire dal calendario, impedendogli di voltare pagina.
Erano circa le 4 del pomeriggio… l’ora del thè, della pausa; l’ora in cui si inizia a pensare a chiudere il lavoro, a fare ritorno a casa. L’ora in cui le cose di solito finiscono. Mentre qui iniziano. Inizia il tempo del mettersi in cammino dietro al Maestro, del rimanere con Lui. Il tempo del silenzio, dell’ascolto, dello stupore e della gioia.
Erano circa le 4 del pomeriggio…E oggi, che ore sono?

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Domenica, 17 Gennaio 2021 09:03

ARGENTINA IN MISSIONE

Inizia oggi ufficialmente a Ojo de Agua, Tulumba, la missione "Cuidar la vida, sembrar esperansa" della Famiglia Verniana Argentina.

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Venerdì, 25 Settembre 2020 06:56

Donna della Settimana: Chiara Luce (IO HO TUTTO!)

25 settembre 20210. 25 settembre 2020.

Sono passati 10 anni dalla Beatificazione di Chiara Badano, una giovane ligure morta di tumore il 7 settembre 1990, all'età di 18 anni. Chiara Lubich, Fondatrice del Movimento dei Focolari cui anche "Charetta" apparteneva, l'aveva ribattezzata Luce: Chiara Luce, come quella che emanava dai suoi occhi e che ancora ci sorride attraverso le sue immagini.

Ma quale è il segreto della santità di questa ragazza sportiva, con tanti amici, che non brillava molto negli studi ma che sin da quando aveva 9 anni ed il suo parroco le aveva regalato un Vangelo, aveva deciso di non rimanere analfabeta del messaggio di Gesù? E' il vivere "stando al gioco di Dio" e dunque gustare la vita, goccia a goccia, assaporando ogni giorno, ogni attimo, ogni incontro, ogni attività. E' scorgere la presenza di Dio nelle cose piccole che ti accadono e dunque sempre dire: "Se lo vuoi tu, Gesù, lo voglio anche io". Chiara ha trascorso l'ultimo periodo della sua vita completamente allettata, lei che amava scorrazzare in bicicletta e motorino, incontrarsi con gli amici al bar del paese, nuotare e fare tuffi... Chi l'ha incontrata, ancora ricorda la luce dei suoi occhi e l'atmosfera di quella stanza, "piena di Dio". Qualche tempo prima di morire, in un messaggio registrato ai Giovani del Movimento dei Focolari, Chiara diceva: "Ho capito che se noi fossimo sempre in questa disposizione d'animo, pronti a tutto, quanti segni Dio ci manderebbe. ho compreso anche quante volte Dio ci passa accanto e non ce ne rendiamo conto". VOCE DI CHIARA LUCE

Ecco, santità è semplicemente cogliere Dio qui ed ora e vivere "da Dio" il momento presente, senza rimpianti per quello che era stato e senza pre-occupazioni per il futuro.

Ecco perchè Chiara Luce, anche nella malattia, nel dolore, sapendo di avere "i giorni contati" ( ma chi non li ha?) ha saputo dire: "Io ho tutto!" Ho tutto avendo perso tutto; ho tutto senza trattenere nulla. Ho tutto perchè possiedo la Sapienza di Dio, che è pura semplicità. Che mi insegna a contare i miei giorni, mettendoli a frutto. Qui ed ora.

Buon anniversario, Beata Chiara Luce! Prega per noi!

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Domenica, 30 Agosto 2020 13:39

Donna della Settimana: Febe, la diaconessa

«Vi raccomando Febe, nostra sorella, diaconessa della Chiesa di Cencre: ricevetela nel Signore, come si conviene ai credenti, e assistetela in qualunque cosa abbia bisogno; anch'essa infatti ha protetto molti, e anche me stesso»: così Paolo presenta, all’inizio del capitolo 16 della Lettera ai Romani, Febe, di cui la Chiesa celebra la memoria ogni 3 settembre.
Diciamo che, nonostante il suo nome sia inserito nel martirologio romano e scritto sui calendari, di Febe conosciamo proprio poco ed è un peccato, perché questa donna ha davvero molto da raccontarci, nonostante le scarse notizie biografiche che su di lei sono state tramandate. Eppure Paolo, in soli due versetti, tratteggia un ritratto molto vivo e accalorato di Febe, presentandola come sua sorella, a lui apparentata da un legame molto stretto: la parentela della Grazia. Febe, continua Paolo, ha protetto lui e molte altre persone. Ha protetto, cioè si è presa cura: come una madre, come una donna. Di più, Febe è una ministra, una diaconessa, ossia una donna che, all’interno della comunità cristiana cui apparteneva -quella di Corinto- aveva un compito particolare di servizio, svolgeva un ruolo di leadership. Non era una “sacerdotessa” o aspirante tale, no; ma probabilmente viveva -come anche altre donne della Chiesa delle origini- una ministerialità tenera e materna, sull’esempio di quella di Maria, Madre della Chiesa. In questa veste, la tradizione dice, forse Febe è arrivata a Roma come portatrice della Lettera scritta dall’Apostolo a quella comunità: messaggera della Buona Notizia, missionaria che precede Paolo sui passi del Vangelo. Che bello! Che bello pensare che il messaggio più alto scritto da quest’uomo infaticabile, colonna della Chiesa, sia stato affidato ad una donna, affinché lo proteggesse con cura materna, lo porgesse con tenerezza e lo rendesse comprensibile a tutti, come solo le madri sanno fare.
Santa Febe, prega per la Chiesa che è a Roma e nel mondi intero: perché sia sempre più aperta e disponibile ad accogliere il ministero delle donne, tenero e forte, che sa prendersi cura e proteggere, instaurando legami di fraternità.

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Mercoledì, 26 Agosto 2020 06:53

R-ESTATE A CASA!

R-estate a casa! E' stato un pò il "motto" del tempo di lockdown.... Ma è anche lo slogan che ci parla dell'esperienza delle nostre juniores, nella #casa e nei luoghi santi di Madre Antonia. R-esate a casa, ossia un'estate a casa, con gli affetti più cari, con la Madre che, anche dopo 200 anni, continua ad insegnare come amare e servire tutti, massime coi poveri, a gratis.

Anche quest’anno noi giovani SCIC (Suore di Carità dell’Immacolata Concezione d’Ivrea) abbiamo vissuto il tanto atteso appuntamento estivo: dal 18 Luglio all’8 Agosto si è svolto il periodo intensivo di formazione.
Il gruppo era composto da 8 juniores (sr Janeth, sr Irene, sr Gentrix, sr Moureen, sr Alice, sr Maya, sr Rochio e sr Genesis) provenienti da Italia, Messico, Tanzania e Libano. Purtroppo sr Rawan da Gerusalemme quest’anno non ha potuto viaggiare, ma certamente fa parte del gruppo. Con noi c’erano anche le due postulanti che a breve inizieranno il noviziato: Pietra Rosa e Ania. A guidarci le nostre formatrici responsabili: Madre Raffaella e sr Palma.
Una bella squadra!
Ognuna è partita da casa sua, cioè dalla propria comunità, per incontrarsi tutte ad Andrate (TO), dove - per partire col piede giusto - abbiamo vissuto una settimana di esercizi spirituali tenuti da don Domenico Scibetta, formatore guanelliano: il tema era “Rimanere nella Parola per fare nostra la sfida della santità”. Sono stati giorni intensi di vero incontro con lo Sposo. Silenzio, preghiera e natura: un’intesa vincente per ricaricare il corpo e lo spirito. Delle giovani innamorate che godono dell’Amore che le ha chiamate….
Ma sul Tabor non si rimane! Bisogna scendere! Dopo gli esercizi inizia un’altra tappa della nostra formazione…ci spostiamo a Rivarolo (TO), la vera e propria terra della nostra fondatrice Madre Antonia. Qui incontriamo tante altre sorelle che accolgono con gioia il gruppo delle giovani.
Le giornate passano in fretta tra incontri, condivisioni, preghiera, momenti di gioco e qualche passeggiata…
La visita ai luoghi significativi per la storia della nostra Famiglia Religiosa - ad esempio il Tempio di Ivrea dove è custodito il quadro della Madonna dei Miracoli oppure Pasquaro dove si trova la stanza natale di Madre Antonia - hanno risvegliato in noi il fuoco della missione iniziato qualche secolo fa dalle prime suore…una missione che è portare nel mondo l’amore gratuito di Dio a immagine di Maria Immacolata! Noi giovani abbiamo capito che è ancora possibile! Vogliamo continuare su questa strada! Vogliamo continuare insieme questa storia….
È chiaro che questi giorni sono stati una sorgente di ricchezza da cui poter attingere durante l’anno che verrà…abbiamo fatto una bella scorta!
Questa esperienza estiva di formazione è stata proprio un bel pellegrinaggio tra le vie del mondo e quelle del proprio cuore, tra le storie delle persone incontrate e le loro vite così diverse… e soprattutto è stata un’occasione per stare insieme e conoscerci meglio.
Per questo il nostro GRAZIE sale a Dio con tutto il cuore!
Ad oggi, ognuna è tornata al proprio posto: sparse in diverse parti del mondo ciascuna vive il proprio apostolato ma tutte siamo abitate da quello spirito di squadra che ci tiene unite anche se distanti. In Gesù, Maria e Madre Antonia siamo ri-scese in campo per continuare a vivere la partita della vita…
Alla prossima!

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L’altro ieri, 22 agosto, è stato l’overshoot day, ossia il giorno in cui si esauriscono le risorse annuali della terra. In altre parole: da ieri fino al 31 dicembre saremo in debito con Madre Terra.
Non è che ci si possa sdebitare così facilmente, ma forse è bene in questa settimana, fare memoria di una donna speciale, che ha fatto della sua vita un inno all’ecologia integrale. Amando la terra. Amando i poveri, e insegnando i poveri ad amare la terra.
Il suo nome? Wangari Muta Maathai, di nazionalità kenyota, prima donna africana a vincere il Nobel per la pace, nel 2004.
Wangari, di etnia kikuyu, nasce all’ombra del Mount Kenya, in una nazione ancora sotto la colonizzazione degli inglesi. Il fratello convince la mamma a mandarla a scuola insieme a lui; a scuola si fa notare per la sua intelligenza tanto che i missionari di Nyeri la aiutano a continuare gli studi nell’unica scuola privata femminile, a Limuru, dalle suore di Loreto. Ci penseranno le suore, poi, ad aiutarla ad andare all’Università, niente meno che negli Stati Uniti.
Wangari studia biologia e poi torna nel suo paese e continua a studiare e insegna e capisce che il dono che le è stato fatto può e deve andare a beneficio di tutta la sua gente. E, professoressa all’ Università di Nairobi, dedica parte del suo tempo a… piantare alberi! Piantare alberi per combattere la desertificazione, curare la terra per aiutare i poveri. Wangari riunisce attorno a sé altra gente, donne soprattutto e fonda il cosiddetto Green Belt Movement, allo scopo di creare una cintura verde che fasci l’Africa di speranza.
Ma Wangari sa che tutto è profondamente interconnesso e che non basta piantare alberi. Occorre anche sdradicare pregiudizi e dare nuova speranza ai poveri. E così Wangari e le sue compagne iniziano ad impegnarsi in politica, contro le discriminazioni, per essere voce di chi non ha voce. E, dopo il Nobel, sarà eletta ministro dell’ambiente in Kenya, il suo paese.
Wangari oggi non c’è più, a causa di un cancro che se l’è portata via troppo presto. Ma Wangari c’è ancora, piccolo seme piantato nella fertile terra d’Africa e che continua a dare buoni frutti, continuando a testimoniare l’importanza di curare con amore la nostra casa comune. Insieme a tutti quelli che la abitano.

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Mariam nasce a Ibillin in Galilea e già dalla sua nascita la sua è una vita frutto della speranza e dell’affidamento totale. Ella è infatti la tredicesima figlia di mamma Mariam e papà Georges che avevano con dolore perso appena nati i suoi dodici fratelli. Mariam e Georges decisero di fare un pellegrinaggio a Betlemme per rimettersi alla materna protezione di Maria alla quale domandarono una figlia che nacque loro il 5 gennaio 1846.
Tanti sono i fatti della vita della giovane Mariam Bawardi che l’hanno toccata nel profondo, tante le città che ha attraversato e gli apparenti ostacoli ma un desiderio è rimasto costante nel suo cuore: la ricerca di Dio. Nel 1859 Mariam vedrà per la prima volta la Vergine che la curò quando venne ferita gravemente alla gola e, negli anni successivi, ebbero luogo molti altri incontri, estasi e infine le stigmate e la transverberazione del cuore. A 19 anni entra nel noviziato delle Suore di San Giuseppe dell’Apparizione a Marsiglia ma, respinta la sua richiesta di prendere i voti, entrerà poi nel Carmelo di Pau sui Pirenei con il nome di Maria di Gesù Crocifisso. Il “piccolo niente” di Gesù, come lei stessa amava chiamarsi, ha sempre invitato se stessa e gli altri a vivere la virtù dell’umiltà: “La santità non è la preghiera, né le visioni o le rivelazione, né la scienza del ben parlare, né il cilicio, né le penitenze,bensì l’umiltà”. A Lourdes Mariam sentirà chiaramente la chiamata a fondare un Carmelo a Betlemme e l’autorizzazione per realizzarlo le arrivò a firma di Papa Pio IX. Il Carmelo sarà inaugurato il 21 novembre 1876.
Poco meno di due anni dopo, Suor Maria di Gesù Crocifisso morirà alla giovane età di 32 anni.

Grande viaggiatrice , Mariam ha capito ben presto che il più bel viaggio è sulla strada della santità sui passi di Cristo Crocifisso e Risorto con la Vergina Maria.
La sua Fede è grande ma semplice, alla portata di tutti:"cercate Dio solo senza fermarvi a nulla di creato… Dio solo è tutto".
La sua Speranza riposa sulla sua Fede in Gesù e questa speranza sta a tutta prova:"Credete che la gallina se vedesse venire il nemico non nasconderebbe i suoi pulcini sotto le sue ali per difenderli? Credete che Gesù non può fare come la gallina ? Che egli non possa nascondere i piccoli e difenderli dai grandi? Allora perché temete?"
L ‘Amore di Cristo l’abita costantemente e la fa sovrabbondare di carità per le sue sorelle. Mariam  fa eco al Cantico dei Cantici : "Chi ha consolato il mio cuore ? Sei tu mio Ben Amato. Chi ha rinfrescato il mio cuore ? Sei tu Amore mio".

Il messaggio  di Mariam è un messaggio di speranza e d’amore, un messaggio d’incoraggiamento alla santità attraverso la via dell’umiltà, della semplicità; ella ci insegna che l’ultima parola non è mai la sofferenza, non è mai l’abbandono, non è la croce bensì la gloria, la resurrezione e la luce. Il Calvario non è l’ultima parola ma la porta verso una vita migliore.

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Domenica, 26 Luglio 2020 08:54

Perle e tesori

Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.  (Matteo 13, 44-46)

Il Vangelo di oggi dice che cosa è davvero il cristianesimo. Non una religione, una dottrina, una morale. Non una filosofia, un pensiero, un’idea. Non un catechismo, delle regole, dei divieti, dei comandi e comandamenti. No.

È un’avventura, un cercare ed un trovare ma anche un essere trovati senza aver cercato, nel bel mezzo del quotidiano. È una sorpresa, una gioia che ti nasce nel cuore, nel bel mezzo della fatica, fuoco che dà vita ai tuoi giorni.

È rischiare, è vendere tutto, è riiniziare daccapo, è mettersi in gioco, è fare pazzie, è vedere l’invisibile. E lasciare. E partire.

Questo è il Regno dei Cieli, tesoro nascosto e perla preziosa, piccolo seme che ti nasce nel cuore, briciola di lievito che produrrà pani profumati. È vedere con gli occhi del cuore che Qualcuno da sempre mi vede, mi ama, mi accoglie così come sono e si prende cura di me. Che per me ha fatto pazzie e continuerà a farne. Che non chiede nulla in cambio se non che io sia felice. Amando. Che io sia felice sin da ora, nelle fatiche del quotidiano, nel dolore, anche nella morte. Perché Lui è ovunque e a tutto dà senso, un senso adesso, un senso subito, un senso nascosto nelle pieghe degli eventi.

La più grande menzogna del pensiero occidentale è stata quella di farci credere che il cristianesimo fosse l’oppio dei popoli, una droga per non pensare, un tranquillante per illudere, un palliativo per rimanere fermi. Quando invece è proprio il contrario, perché il tesoro trovato ti spinge all’azione, alla compravendita, ti fa correre, ti mette in moto, ti riempie di gioia. Non perché da adesso in poi vivrai in discesa, senza pensieri, divertendoti (il divertissment, lo diceva già il Filosofo quattro secoli fa, quello è il vero oppio dei popoli), bensì perché anche nel dolore più cupo saprai trovare un senso, un valore, una cosa bella. Sì, Bella.

Bella come quando Francesco baciò il lebbroso e l’amaro divenne dolce. O come quando Iňigo de Loyola lesse il Vangelo ed il dolore divenne gioia. O come quando Edith divorò in una notte l’autobiografia di Teresa e la verità ricercata nella fenomenologia divenne Verità incarnata nella storia degli uomini. O come quando Vincenzo entrò nel tugurio ed il desiderio di una vita facile divenne il sogno di una vita felice. O come quando Lorenzo fu mandato a Barbiana e l’esilio divenne esperienza di liberazione per sé e per gli altri. O come quando Andrea partì per la Turchia e la solitudine di Trabzon divenne pienezza dello Spirito. O come quando Chiara si ammalò di tumore ed il giogo del Signore divenne dolcezza infinita. O come quando io, da oggi, ancora una volta e spero per sempre mi rimetto a scavare in cerca di tesori o corro per vendere la perla preziosa troppo a lungo trattenuta nel pugno della mano.

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La vita di Marta è tutta lì, nel suo nome che deriva dalla lingua aramaica e significa “Signora della casa”. Signora di una casa che non ha segreti per lei, perché la abita e la rende unica, con i profumi dei fiori e delle erbe aromatiche, gli odori delle salse e dell’agnello che cuoce a fuoco lento, il mattarello che lavora veloce il pane arabo e la creatività nel preparare la tavola e la destrezza nell’aggiungere posti per gli ospiti di passaggio.


Marta è la tipica donna medio orientale, cioè ospitale per natura, cultura e tradizione, perché sa che chi siede al tuo tavolo non è invitato ma padrone; questo il significato dell’espressione araba di benvenuto: ‘Ahlan Wasahlan’ … che è come dire… la mia casa è la tua e condivideremo tutto.
Ecco, questa è Marta: una che condivide tutto con Gesù, che lo riconosce come suo Padrone: padrone della sua casa, signore della sua vita. La sua fede grande, che dimostrerà ampiamente il giorno della morte improvvisa del fratello, nasce in cucina, nasce con l’ospitalità intessuta nel quotidiano, nasce con il servizio umile. La fede delle piccole cose diventa fiducia nell’ora della prova.


Dio onnipotente ed eterno, il cui tuo Figlio fu accolto come ospite a Betania nella casa di santa Marta, concedi anche a noi di esser pronti a servire Gesù nei fratelli, perché al termine della vita siamo accolti nella tua dimora.

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Suore di Carità
dell'Immacolata Concezione di Ivrea

Curia Generalizia

Via della Renella, 85 - 00153 ROMA
Tel. 06 5818145 - Fax 06 5818319 
Email: scicivrea@scicivrea.it


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