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Da due anni a questa parte, il primo lunedì dopo la Pentecoste la Chiesa celebra la memoria liturgica di Maria Madre della Chiesa. È bello questo tratto materno quando si torna al tempo ordinario, alla dimensione feriale dell’esistenza. Le feste pasquali sono ufficialmente terminate ieri; Gesù è asceso al cielo e la Chiesa ha ricevuto lo Spirito. E adesso? E adesso inizia la vita “vera”, quella fatta di piccoli gesti, di parole semplici, di lavoro, di fatica, di gioie ordinarie. Insomma, inizia la vita normale, quella vita di cui sono esperte le madri. Solo una madre, infatti, sa raccogliere e fare tesoro della vita che scorre, con le sue minuscole vittorie e brevi sconfitte. Perché una madre sa occuparsi senza scomporsi e senza andare in panico dell’ordinario, mettendo insieme lavoro, casa, figli, spesa, turni vari… e ritagliandosi anche del tempo per una visita, per un libro, per coltivare un hobby o per comprare un fiore. E solo una madre sa dare importanza all’una e all’altra persona o all’una e all’altra attività come se fosse l’unica davvero essenziale in quel momento.
Così è stato anche di Maria dopo la Pentecoste.
Gli Apostoli hanno iniziato a fare le valigie e lei lì pronta a controllare che il mantello di Filippo fosse rammendato ed i sandali di Pietro in ordine; a raccomandare a Tommaso di non essere troppo impulsivo e a consigliare a Simone la via migliore per raggiungere l’Egitto, dove lei aveva vissuto tre anni con Giuseppe ed il piccolo Gesù. Sì, è vero che lo Spirito Santo incendia il cuore e spinge a grandi orizzonti, però poi ci vuole una madre che ti aiuti a calare nella vita quotidiana il fuoco della missione, affinché esso non si spenga ma continui ad ardere, come fuoco tranquillo che dona vita e calore. Ecco Maria, ecco la Madre della Chiesa, che rimane con i discepoli per sempre.
La tradizione racconta che la Vergine Madre ha seguito Giovanni fino ad Efeso, e che lì ha vissuto, nel luogo che ancora oggi porta il suo nome: Meryem Ana, la casa della Madre Maria. Una casa -ancora oggi- accoglie il visitatore in un clima di silenzio e di tranquillità, raccontando -a chi le voglia ascoltare- storie di vita ordinaria.
Lontana dal grande anfiteatro di Efeso dove Paolo predicò, dal tempio di Artemide, dalla biblioteca di Celso e dalla via Arcadiana che portava al porto… Lontana dalla citta, abbarbicata su un colle verde e silenzioso, tanto da essere dimenticata per secoli, Meryem Ana ci dà la dimensione più umana della maternità di Maria sulla Chiesa: una maternità fatta di umiltà e purezza, attenta alle sfumature, alle preghiere piccole piccole, ai desideri dei semplici. Una maternità fatta casa per l’Apostolo che tornava stanco dalle sue predicazioni come per il pellegrino che qui arriva con il suo rosario e le sue preghiere.
Santa Maria, Madre della Chiesa, Vergine fatta casa, continua a prenderti cura di noi, nelle nostre piccole cose di ogni giorno.
P.S.: Un ricordo particolare in questa settimana va alle nostre sorelle che vivono in Turchia e che continuano nel silenzio e nell’operosità quotidiana la missione materna di Maria!

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30 maggio. La Chiesa ricorda Santa Giovanna d’ Arco, una ragazza di 18 anni la cui esistenza .se non fosse storicamente documentata- parrebbe una favola senza il lieto fine.
La storia di Giovanna si snoda dal 1412 al 1431, una manciata di anni all’ interno della guerra anglo-francese dei Cento Anni e dello Scisma d’Occidente. In un periodo difficile come quello, Giovanna non possiede nulla che possa metterla in luce: è donna, è adolescente, è vergine (una pulzella, come poi la si chiamerà), è povera, è analfabeta. Eppure, guidata dalle voci di San Michele Arcangelo e delle due martiri santa Margherita di Antiochia e santa Caterina d’Alessandria, Giovanna si mise alla testa di un’armata e a liberare dall’occupazione inglese la città di Orleans e di Reims, dove il Delfino di Francia Carlo VII venne incoronato re nella cattedrale.
Tradita da quegli stessi che aveva aiutato, la pulzella d’Orleans fu ceduta agli inglesi, processata ed arsa viva come eretica il 30 maggio 1431; le sue ceneri vennero sparse nella Senna, affinché la sua memoria venisse cancellata per sempre. Invece, non solo Giovanna venne riabilitata dalla Chiesa che poi la proclamerà santa, ma la sua vicenda sarà fonte di ispirazione per artisti, poeti, letterati e santi.
Il suo segreto? L’aver ascoltato… le voci giuste! In un mondo parolaio come il nostro, siamo quotidianamente subissati di voci. Voci spesso chiassose e litigiose, che incitano all’odio, che lanciano proclami incattiviti e notizie false. Voci che parlano male, che male-dicono, che distruggono… Voci che non danno speranza, voci cupe. Oppure voci frivole, voci, pettegole, voci superficiali, che non approfondiscono, che non cercano la verità, voci che non intelligenti, ossia che non sanno intus-legere, leggere nel profondo.
Voci che ci ammaliano. Ci confondono. Ci ingannano.
Giovanna no. Giovanna ha ascoltato le voci giuste. Quelle che le hanno parlato dal profondo del cuore. Quelle che le hanno raccontato “le cose di Dio”. Voci belle, voci pulite, voci che invitavano a grandi sogni e grandi imprese. Voci argentine e musicali, voci piene di speranza e di coraggio. Giovanna è rimasta fedele alle “Voci” anche quando la strada si è fatta dura e spinosa, anche quando non ha più visto nulla, anche quando voci cattive e maligne l’hanno chiamata eretica e traditrice, l’hanno insultata per i suoi capelli corti ed i vestiti da uomo, hanno cercato di farla inciampare su definizioni teologiche. Ma Giovanna no, non è caduta; allenata all’ascolto, aveva imparato a parlare ed il suo dire, fino alla fine, è stato “sì sì e no no”. Chiaro, limpido, vero.
Perché “la bocca parla della pienezza del cuore”.
Buona settimana, ascoltando le voci giuste! https://www.youtube.com/watch?v=M6-9WZQMT2I

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Scusate il titolo irriverente, ma l’occasione è di quelle da non perdere.
Oggi la Parola di Dio ci fa contemplare la figura di una donna in carriera, Lidia, che gli Atti degli Apostoli presentano come “commerciante di porpora”. Lidia ha una sua attività, sicuramente ben avviata e sicuramente redditizia, tanto da essere menzionata anche da san Luca e, soprattutto tanto da consentirle da ospitare Paolo ed i suoi senza alcun problema… tutto a sue spese! In questa settimana in cui in Italia riaprono le attività commerciali, Lidia ci dà speranza. La speranza che tutto davvero potrà andare bene, mantenendo aperto l’orecchio all’ascolto, il cuore alla riflessione, la porta di casa all’accoglienza…
Paolo incontra Lidia, insieme ad altre donne, al fiume, dove i missionari si erano recati pensando che là avrebbero trovato gente riunita per pregare. Mi piace pensare che le donne fossero lì anche per un motivo più pratico, quello di lavare i panni e osservo un dettaglio: il cesto in cui Lidia aveva raccolto la biancheria da lavare e che rimane lì, quasi dimenticato, perché quello che conta adesso è la Parola.
Poi c’è Emilia. Emilia Kaczorowska, la mamma di Karol Wojtyla, di cui oggi ricorrono 100 anni dalla nascita. Emilia, cagionevole di salute, dolce, sorridente. Anche lei una donna attiva, una sarta che amava la moda, che non disdegnava di andare fino a Cracovia per comprare dei vestiti ad Edmund, il primogenito. San Giovanni Paolo II conserverà per tutta la vita un cesto di vimini appartenuto alla madre, il cesto in cui Emilia raccoglieva la biancheria, quei vestiti cuciti dalle sue mani o comprati in qualche negozio cittadino. Questa cesta dice di una vita ordinaria, in cui lo straordinario entra in punta di piedi… Come nella vita di Emilia che, con un sorriso ha saputo mettere a rischio la sua vita e ha donato al mondo Karol junior, San Giovanni Paolo II. Così, semplicemente.
Infine Rita. Rita da cascia, la cui memoria liturgica cade il prossimo 22 Maggio e che “è donna della pace, del perdono… un grande esempio di tolleranza, di altruismo, di pazienza… di accoglienza e di amore.” Anche qui c’è una cesta, una cesta di vimini in cui però stavolta non è riposta la biancheria ma una bambina. Rita, appunto. Si racconta che dopo qualche mese dalla nascita, i genitori presero a portare la neonata con loro durante il lavoro nei campi, riponendola in una cesta di vimini. Un giorno, mentre la piccola riposava all’ombra di un albero e i genitori stavano un po’ più lontani, uno sciame di api bianche le circondò la testa senza pungerla, anzi alcune di esse entrarono nella bocca della piccola depositandovi del miele. Nel frattempo un contadino che si era ferito ad una mano, lasciò il lavoro per farsi medicare; passando davanti al cestello e visto la scena, prese a cacciare via le api e qui avvenne la seconda fase del prodigio, man mano che scosse e braccia per farle andare via, la ferita si rimarginò completamente. L’uomo gridò al miracolo e con lui tutti gli abitanti di Roccaporena, che seppero del prodigio.
Tre donne, tre ceste. Una santità, la loro, che ha curato il dettaglio, perché attenta alle piccole cose quotidiane. Una santità sminuzzata nell’ordinarietà della vita, nell’accoglienza e nella riconciliazione quotidiana… Buona settimana!

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La donna della settimana stavolta… è una bambina! Una piccola bolognese, di nome Imelda Lambertini, vissuta nel XIV secolo e che la Chiesa ha proclamato beata solo nel 1826.
La storia di Imelda, morta a soli 13 anni dopo aver ricevuto per la prima volta la S. Eucaristia, ha dell’incredibile, tanto che si potrebbe scambiarla per una favola, facendola iniziare con un “c’era una volta”...
C’era una volta una bambina di nome Maria Maddalena, che i suoi genitori avevano affidato alle Suore Domenicane di S. Maria Maddalena. Nel monastero, la piccola aveva ricevuto un nuovo nome: Imelda.
Imelda, che partecipava insieme alle suore a tutte le funzioni liturgiche, aveva un unico grande desiderio: poter ricevere Gesù nel Sacramento dell’Eucaristia. Poiché a quel tempo non era consentito ai bambini di partecipare al banchetto eucaristico, Imelda doveva accontentarsi di seguire il momento della comunione dal suo posto al primo banco della chiesa, finché un giorno… Finché un giorno, il 1 maggio 1333, vigilia della Solennità dell’Ascensione, un pezzetto di Ostia consacrata si staccò dal ciborio che il sacerdote teneva tra le mani per fermarsi così, a mezz’aria, proprio davanti alla piccola Imelda. Di corsa, il sacerdote scese dall’altare per andare a comunicare Imelda che, pochi minuti dopo, con il viso trasformato dalla gioia, morì.
Così termina la breve storia della beata Imelda, una storia dolce come una favola, che però ha un messaggio da affidarci, in questo tempo di digiuni eucaristici. I tredici anni della vita di Imelda sono “consumati” da un desiderio: quello di essere in comunione con Gesù. Un desiderio così alto e così forte da divenire realtà: nel miracolo di una particola librata nell’aria ma ancor prima ed ancor più in una vita vissuta eucaristicamente, nell’attesa, nel silenzio, nella pace e nella gioia. Il desiderio mi plasma e mi cambia, mi fa divenire simile a ciò che desidero. Ma cosa desidero? Quale è la stella che mi manca e a cui aspiro? Per Imelda era Gesù Eucaristia. Per me?

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Alla fine di questa settimana, il giorno 10 maggio, ricorre un anonimo anniversario: quello della nascita al cielo di una giovane consacrata. 55 anni fa moriva a Rivarolo Canavese, nella terra di Madre Antonia, una suora giovanissima, di soli 23 anni. Sr. Crocifissa Maria dei SS. Apostoli, al secolo Iraide Gambi. Una vita breve la sua e non molto ricca di avvenimenti, tuttavia costellata di sofferenze. La sofferenza morale per un padre violento; la sofferenza fisica delle privazioni, delle offerte, dei sacrifici ed infine della malattia.
In un ambiente familiare sicuramente sfavorevole a qualsiasi opzione vocazionale, la piccola Iraide -già ad 11 anni- sceglie da che parte stare. Dalla parte di Gesù. Per questa scelta non teme di mettersi anche “contro” al padre bestemmiatore; anzi, scegliere Gesù per lei è motivo per pensare alla salvezza paterna. Non è scappare dalle difficoltà quanto piuttosto fare un passo in avanti per risolverle.
Iraide ha intuito che Gesù è il tutto e a Lui non si può dare meno di tutto. A Lui ella dona tutta la sua giovane vita, fatta di piccole cose. A lui dona il suo tesoro prezioso, la malattia, che diventa così strumento per continuare a pregare per la salute morale del proprio genitore. Le poche fotografie che la ritraggono, ci restituiscono il ritratto di una giovane esile e sorridente, con due occhi grandi e luminosi.
Questi occhi, più che la sua biografia apparentemente anonima e scarna di grandi eventi, ci danno la chiave di lettura della vita di Iraide, sintetizzabile con una sola parola: Passione. Canta il poeta che gioia e dolore hanno il confine incerto, proprio come la parola passione, che per sua natura è ambivalente. Passione è l’amore e passione è il dolore.

Iraide ha vissuto con Passione, donandosi all’amore ed accogliendo il dolore. Ed io? Per chi o per cosa mi appassiono?

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Oggi la Chiesa fa memoria di S. Caterina da Siena, patrona d’Italia, compatrona d’Europa, vergine e dottore della Chiesa. Una sfilza di “titoli” per una giovane morta a soli 33 anni, che imparò a leggere e a scrivere solo da grande e che soffrì molto nella propria vita, dal punto di vista fisico e non solo. Insomma, una donna grande nella sua semplicità o, meglio, grande per la sua semplicità, cioè grande della Sapienza di Dio, che rivela i suoi segreti ai piccoli e confonde invece i superbi.
Il 20 agosto 2000, a conclusione del Grande Giubileo dei Giovani, a Tor Vergata, Papa Giovanni Paolo II, citò proprio una frase di Santa Caterina da Siena, estendendola non alla sola Italia bensì al mondo intero, per spalancare ai giovani le porte della missione nel Terzo Millennio: «Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutta il mondo».
Nella lettera originale (Lettera n° 368), scritta a Stefano Maconi, Caterina ammoniva il caro discepolo contro la tiepidezza, causata dall’ingratitudine che nasce dal non riconoscere l’Amore di Dio ed i molti benefici da lui ricevuti… E Caterina continua: «se in verità li vedessimo, il cuore nostro arderebbe di fuoco d’amore; e saremmo affamati del tempo, esercitandolo con molta sollicitudine in onore di Dio e salute delle anime».
L’intercessione di Santa Caterina ci faccia fuggire atterriti dalla tiepidezza; ci doni il coraggio di essere quello che dobbiamo essere, di divenire ciò che -davanti a Dio- siamo, per poter diventare “piromani di Dio”. quelli che mettono fuoco, ma fuoco d’amore, d’entusiasmo e di missione, a tutto il mondo.
Accendiamoci!

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Domenica 8 dicembre, Roma, Basilica di Santa Maria in Trastevere, mezzogiorno. All'ombra del magnifico mosaico che racconta la vita di Maria, in uno scintillio di oro, 12 giovani donne hanno detto Sì a Dio, sui passi di Madre Antonia. Per sempre. Sr. Ibis, dall'Argentina, sr. Carmen dal Messico, sr. Carolyne, sr. Irene, sr. Lucy e sr. Winifridah dal Kenya, sr. Albina, sr. Angelina, sr. Anna, sr. Helena, sr. Jane, sr. Stella dal Tanzania. A seguito l'omelia di S.E. Mons. Vincenzo Paglia, che ha spiegato, lasciandosi guidare anche dalla bellezza dei mosaici della Basilica, la connessione tra il sì di Maria ed il sì di queste giovani donne che desiderano continuarne l'opera.

"Care sorelle e cari fratelli, soprattutto voi, che avete risposto alla chiamata del Signore e vi presentate davanti a Dio. Lasciate che vi dica l’amicizia antica che mi lega al vostro Istituto partendo proprio da questa Basilica, dove, negli anni ’70 con le suore di Ivrea e di Santa Rufina abbiamo conosciuto rinnovamenti importanti.
Questa Basilica, in qualche modo, vi aiuta a capire il mistero che stiamo vivendo anzi mi verrebbe da dire che la vostra vita spirituale deve in qualche modo accordarsi con questa Basilica che è una delle più belle di Roma. In Tanzania, Kenya ci sono chiese bellissime, ma come quella di Santa Maria in Trastevere è difficile trovarne. Quello che noi abbiamo ascoltato dalle Scritture e che, in qualche modo, oggi voi celebrate, è descritto splendidamente in questo mosaico. Milioni di persone l’hanno visto, milioni. Sono otto secoli che questo mosaico guarda ed è guardato, è la storia di una donna, è la vostra storia, è la storia di una ragazza che oggi diremmo del Kenya, della Tanzania, del Messico, dell’Argentina… lei fu chiamata, lo vediamo nel primo riquadro in basso sulla vostra sinistra, dove c’è la sua nascita, potremmo dire la festa di oggi, l’Immacolata Concezione, poi nel quadro successivo c’è il Vangelo di questo giorno, il Vangelo dell’Annunciazione dove si parla di questa ragazza e di suo Figlio che dovrà salvare il mondo e lei, piccola donna di un paese lontano, viene resa partecipe di questo sogno incredibile, il sogno stesso di Dio.
Voi non venite qui semplicemente e fare il rito di professione perpetua, voi oggi, in qualche modo venite assunte da Dio come lo fu quella ragazza per essere partecipi del suo grande disegno, che arriva fino a quel Figlio che siederà sul trono. Infatti la vicenda di Maria si snoda lungo la fascia bassa del mosaico e dopo la sua morte vediamo Gesù in trono, Re dell’universo con accanto quella stessa donna. Pietro sta fuori dal trono, tutti gli uomini nel mosaico di Trastevere, stanno fuori dal trono, insieme a Gesù c’è solo Lei, e Lui l’abbraccia, con una licenza nella rigorosità bizantina, con una licenza di affetto, Gesù stende la sua mano destra e l’abbraccia.
Ecco questo è il mistero di oggi, che voi vivete. Avete detto “Mi hai chiamato, eccomi Signore”, anche Maria disse così: “Eccomi sono la serva del Signore” ma siete state chiamate non per una vostra vita di perfezione, non per raggiungere un ideale di santità personale, siete state chiamate per poter essere, assieme al Signore, operaie, figlie che devono trasformare il mondo perché raggiunga la pienezza della fraternità e della salvezza. Noi tutti, anche chi non sceglie la vita religiosa, noi tutti cristiani, dobbiamo vivere non per noi stessi, ma per accogliere il sogno di Dio e trasformare questa nostra società triste, tristissima tante volte, che crea disuguaglianze spaventose, che lascia morire la gente, i bambini. Noi siamo chiamati a trasformare questa nostra società in una famiglia santa di Dio.
Quando la vostra Fondatrice volle iniziare erano pochissime le sue figlie, insieme camminavano per le vie del mondo comunicando il Vangelo, facendo apprendere ai bambini a leggere e scrivere, stavano accanto ai malati realizzando esattamente il sogno di Dio, come Maria. La Fondatrice e le prime sorelle hanno fatto entrare questo mosaico nella realtà della storia umana; qui è dipinto, a voi e a tutti noi è affidato, ora è messo nelle nostre mani. Permettetemi un piccolo commento al brano della Genesi dove c’è un’affermazione, che io credo sia importante comprendere, tutti noi sappiamo i problemi e il dramma del peccato originale, c’è un’affermazione che in Maria sarà piena ma in Eva è già iniziata. Dopo il peccato Dio non abbandona l’uomo e la donna, quello no, come leggiamo la cacciata dal paradiso la fa l’angelo non la fa Dio, anzi quando lei sta uscendo insieme ad Adamo Dio si preoccupa di farle un vestito perché non senta il freddo e non li maledice. Abbiamo ascoltato che Dio maledice il serpente e dice al serpente che porrà un’inimicizia radicale tra lui e la Donna e la Donna col Figlio gli schiaccerà il capo, è questo il senso della missione: lottare contro il male, lottare contro tutto ciò che degrada questo mondo, lottare contro ogni discriminazione, lottare contro ogni ingiustizia e le donne hanno in questo un compito particolarissimo. Dio non lo dice ad Adamo, lo dice riferito alla donna e alla sua stirpe, c’è un carisma proprio della donna, ci tengo a sottolinearlo, ma in genere non si dice, c’è un carisma: le donne sono chiamate a combattere il male e a dare la vita, sono chiamate a intenerire un mondo che facilmente si incrudisce, sono chiamate a proteggere i più deboli e più poveri. Quest’oggi 12 donne sono state scelte da Dio per schiacciare il capo al male che sta dilagando sul mondo.
Nella vostra professione perpetua, non siete voi che scegliete il “per sempre”, è Dio che vi sceglie perché con la sua forza condanniate il male, è Dio che oggi in modo misterioso e forte vi dona quel “per sempre” della lotta contro il male e della tenerezza per il bene che voi oggi ricevete. E noi preghiamo per voi.
Voi siete una linfa nuova per la vostra Congregazione. Oggi state nel mondo, avete accolto di essere partecipi del sogno di Dio sul mondo intero. Mentre i popoli sembrano dividersi, mentre ciascuno sembra tessere solo il quadro del proprio destino individuale o di gruppo o di etnia o di nazione, il Signore vi sceglie perché voi siate membra di un unico popolo composto da tante famiglie, da tanti popoli di tante culture, da tante lingue. Oggi il Signore vi sceglie perché possiate portare il Vangelo ovunque nel mondo con il carisma della vostra Congregazione. Non siete sole, sono con voi le vostre sorelle, tutte saranno qui sull’altare perché partecipano di questa missione straordinaria che il Signore vi affida e la Chiesa in terra gioisce perché voi accettate, come fece Maria, come disse anche ad Eva di operare con Lui, perché vinca il bene e sia sconfitto il male, perché vinca l’amore e sia sconfitto l’odio. È una realtà altissima.
Sono le ore 13.00, il mondo sta a pranzo e noi siamo qui, nessuno se ne accorge, tuttavia da questa nostra celebrazione sta per sgorgare un fiume di misericordia, quella di Dio attraverso di voi, per questo stiamo in festa, per questo vi siamo accanto , per questo preghiamo per voi, per questo oggi la Chiesa è in festa e lasciatemi dire sono in festa anche tutti quei piccoli, quei poveri, quei malati che vi attendono, voi forse non li conoscete ancora, ma vi stanno aspettando perché c’è un grido d’amore, una domanda d’amore che sale da tutte le terre del mondo e che quasi nessuno ascolta, Dio sì l’ascolta e chiede a voi di ascoltarlo insieme a Lui e di essere prossimo di tutti coloro che hanno bisogno. Il Signore oggi vi benedice con questa celebrazione e vi aiuta a portare il suo amore e la sua misericordia nel mondo.

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Giovedì, 31 Ottobre 2019 11:01

Missionari nel cuore

Quella missionaria non è una vocazione, bensì è LA vocazione… È il sentirsi guardati, amati, chiamati, mandati: amati da Dio, mandati al mondo per testimoniare quello sguardo che un giorno ti si è posato addosso. Se questo è chiaro, allora diventa tutto estremamente semplice e si capisce che, solo per il fatto di essere di Cristo – cioè battezzati- si è missionari, cioè si mandati a vivere annunciando e annunciando vivendo Cristo, in qualsiasi paese, lavoro, famiglia… Si tratta di “raccontare” l’amore, la gioia, la luce… che non si raccontano a parole, ma con la vita, che si diffondono, che premono per traboccare, per uscire da te e raggiungere gli altri.

È come quando ti innamori: non puoi fare a meno di pensare a lui o a lei, né tanto meno puoi tacere al mondo quel che di bello è capitato nella tua vita. Allora ogni chiamato è missionario: in Italia o in Afrika, in parrocchia o in clausura, al lavoro, a scuola o in famiglia questo è relativo.

Se il missionario che prende l’aereo per l’Afrika è colui che va, nessuno che si professi cristiano è chiamato a restare!!! Forse è proprio per questo che Gesù ancora vuole dei missionari in partenza per le più svariate destinazioni del mondo: perché quelle valigie e quei biglietti aerei sono un pungolo per chi fisicamente non parte: perché richiamano la verità che il Vangelo, sempre e comunque, ti dice: VA’, VA’, VA’.

Oggi è l’ultimo giorno del Mese Missionario Straordinario, fortemente voluto da Papa Francesco per rinvigorire la vocazione missionaria di ogni battezzato: Battezzati ed Inviati, appunto. Noi figlie di Madre Antonia continueremo questa riflessione e questo impegno lungo tutto l’anno pastorale… Noi perdiamoci di vista! Unisciti a noi! Anche tu sei una missione!

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Lunedì, 19 Agosto 2019 08:19

Check-in per il mondo

Check- in per il mondo è un cammino di formazione e spiritualità per giovani dai 18 ai 35 anni, promosso da noi Suore di Carità dell’Immacolata Concezione di Ivrea.

Pubblicato in GIOVANI e VOCAZIONI
Mercoledì, 02 Gennaio 2019 17:27

come se vedessero l'invisibile

Come se vedessero l’invisibile

E’ il titolo -tratto dall’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium, n°150- del Convegno Nazionale di Pastorale vocazionale, che si svolgerà a Roma dal 3 al 5 gennaio. Vi partecipiamo anche noi, per ribadire il nostro impegno per i giovani e con i giovani, affinché ognuno possa scoprire la propria strada nella vita e nella Chiesa. Tre giorni per vedere l’invisibile, guardare la realtà, riconoscere la santità e scegliere il futuro… Noi ci siamo! Noi ci stiamo!

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dell'Immacolata Concezione di Ivrea

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