
Curia Generalizia
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Sabato 18 aprile 2026. E’ una bella giornata di sole, e mi trovo ad Assisi, cuore spirituale d’Italia. Simbolo di pace, di fratellanza, di santità, di povertà evangelica, immagini di una spiritualità legata alla figura di san Francesco. Terra di santi che richiama oltre al Serafico, la persona di santa Chiara e, ultimamente, di San Carlo Acutis. Luogo santo che ben ripaga lo sforzo di un pellegrinaggio impervio che si snoda tra ripide stradine e scale da arrampicata, come ben significa il nome della città (ascensi: città che ascende o salita). Dopo la stanchezza di un giorno di cammino mi sono chiesta: in cosa sono ascesa, come e con chi è salito il mio cuore, a che livello mi sono posta? Un posto sicuramente l’ho raggiunto: è il cammino fatto con le mie consorelle, membri del Consiglio Generale Straordinario, con cui ho condiviso il “santo viaggio” (Sl 83,6), il viaggio del cuore, il viaggio della santità.
Infatti, prima della conclusione del Consiglio Generale Straordinario, che si è tenuto a Roma presso la Curia Generalizia, e prima dell’approvazione della programmazione annuale 2026/27 viviamo questa giornata di spiritualità e pellegrinaggio nella città di Assisi. Ci rechiamo nella città umbra in atteggiamento di fede, povertà e preghiera, quali pellegrine intermediarie di pace, di fraternità, di giustizia a favore di un mondo che vive nelle tenebre delle guerre e delle divisioni. Portiamo nella preghiera le nostre intenzioni e il desiderio di bene per tutte le comunità e ogni singola consorella. Abbiamo bisogno di pace, non solo perché il contesto storico che stiamo vivendo lo necessita, ma anche perché il nostro cuore è inquieto e agitato tanto da non saper più, a volte, dove trovare il suo riposo.
Abbiamo bisogno di affidarci alla Provvidenza di Dio per affrontare le fatiche della testimonianza e dell’apostolato, della vita comune e della malattia come una salita ad Assisi, sicuramente con le nostre gambe, ma soprattutto attratte dall’amore che ci ha chiamate. Diceva Madre Antonia: “Lavorate sempre in vista dell’eternità”; ecco la vera salita, la strada che porta al Padre. Nel Vangelo di Matteo (5,13-16) Gesù afferma ai suoi discepoli “Voi siete il sale della terra; voi siete la luce del mondo; risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli”. Essere sale che dona sapore, risplendere di verità, offrire cioè quella testimonianza che da gloria al Padre e ci renda credibili davanti agli uomini. E’ una chiamata alla santità, alla profezia, alla concretezza della fede, alla visibilità dell’amore di Dio. Se non permettiamo che l’amore di Dio passi attraverso di noi, come giungerà nel mondo? Come ci potrà essere pace, giustizia? Se noi che l’abbiamo conosciuto non “risplendiamo” in che modo il mondo conoscerà il perdono, la misericordia? Siamo destinatari e artefici di una nuova Incarnazione: il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce; su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si è levata (Mt 4,16). “Non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa”. (Mt 5,14-15). E’ come vivere ad Assisi: un bel cammino in salita!
Cantiamo nel “Tota pulchra”: “Tutta bella sei Maria, e macchia di peccato non è in te. Maria è “la tutta Bella” perché in Lei non c’è tenebra alcuna, nessuna macchia, nessun’ombra; Lei è tutta luce perché in Lei è la Luce, Colui che è fonte della Luce e che tutta la investe e la trasfigura. Immacolata, Vergine dell’Incarnazione, aiutaci ad essere con te riflesso della Luce divina.
M. Elena
Dal 10 al 13 aprile, ad Ivrea, presso “Casa Eccomi” cinque ragazze, accompagnate dalla Comunità che ivi risiede, hanno vissuto giorni di preghiera, riflessione e convivenza che la comunità di Casa Eccomi ricorda con gratitudine:
Ringraziamo il Signore per l'esperienza dei Giorni Pieni appena conclusa. Insieme alle giovani Francesca, Angela, Attilia, Catia e Agnese ci siamo lasciate riempire di Dio, della sua Parola e di fraternità in semplicità... l'Immacolata e Madre Antonia ci hanno accompagnato, tanto che siamo giunte a visitare anche le comunità di Pasquaro e Rivarolo...ringraziamo anche per la preghiera di tante sorelle che ci hanno sostenuto in questa missione... che il Signore faccia crescere i semi gettati.
C’era una volta… No, questa storia non si può raccontare usando il tempo al passato, perché è una storia che continua nel presente e che ha un profumo di eterno, un profumo di cielo.
Sul calendario della Comunità è messo in evidenza il 25 febbraio 2026; è una data eccezionale, la si percepisce nell’aria!
La superiora suor Giuseppina Casilli e la sua vicaria suor Angela Pignatelli si recano nella Comunità di Cursi per ricevere la Reliquia della Beata Madre Antonia Maria Verna.
Alle ore 9:30, accompagnate dalle giovani consorelle africane, ospiti nella nostra Comunità, la Reliquia fa il solenne ingresso nella Cappella dell’Istituto, gremita da insegnanti, alunni, personale ausiliario e genitori.
Il Cappellano, Don Luciano Forcignanò, invita tutti ad accogliere, con gioia e gratitudine, la Reliquia della Beata:
“Oggi non accogliamo fra noi un prezioso oggetto del passato, ma un segno fisico di una vita che brucia d’amore, una maestra che ancora oggi insegna a camminare bene nel mondo. Il suo Carisma non è stato polvere che vola nell’aria, ma fuoco che scalda il cuore di tutti.”
Alle ore 18:00 la Comunità si raduna in preghiera per riflettere sui “Tre Ricordi”:
La Cappella rimane aperta per accogliere genitori, insegnanti, alunni e fedeli.
La Comunità si riunisce per vivere momenti di:
La Beata viene descritta come:
L’“Asilo Saraceno” accoglie numerosi fedeli che pregano nella stanza del miracolo.
Numerosi ex alunni e genitori si riuniscono per ringraziare Madre Antonia.
La Reliquia riparte verso Acquaviva delle Fonti.
Il peregrinare di Madre Antonia continua…
Grazie Beata Madre nostra, il tuo amore ci indica ancora la strada.
Suor Vita Raimonda Leone
L'icona dell'Immacolata dei miracoli pellegrina d'amore e di speranza sarà tra noi
6 – 10 Maggio 2026
Memoria della Vergine del Rosario di Pompei
Ore 10:30 – Celebrazione Eucaristica di ringraziamento.
Saluto alle suore e atto di consacrazione della parrocchia all'Immacolata.
Il Parroco e il Consiglio Pastorale Parrocchiale
L'8 dicembre 1859, festa dell'Immacolata Concezione, i poveri coniugi Pizio di Torino avevano deciso di convertirsi al protestantesimo in cambio di aiuti finanziari. Proprio in quei giorni il padre della famiglia, Alberto, cercava di vendere alcuni vecchi mobili e, tra questi, un quadro di legno con una Madonna dipinta. Ma i compratori, vedendo l'immagine, si infuriarono e uno di essi tentò ripetutamente di farlo a pezzi con una scure. Ma la scure si ruppe e l'immagine rimase illesa.
Infuriati, i tre uomini gettarono il quadro nel fuoco, ma il miracolo si ripeté: le fiamme carbonizzarono tutto il legno intorno all'immagine, rispettando prodigiosamente la figura della Vergine. I tre allora fuggirono spaventati e Alberto Pizio nascose il quadro in un cassetto. Un mese dopo, sua moglie, saputala cosa, incredula, volle a sua volta tentare di distruggere il quadro. Lo bagnò con alcool e gli diede fuoco. Nuovamente si ripeté il miracolo.
Tormentati dai rimorsi, i due coniugi si consigliarono con un prete, che suggerì loro di consegnare il quadro a qualche persona. Essi decisero di consegnarlo alle prime persone religiose che avrebbero incontrato la sera del mercoledì santo del 1860. Le prime persone che incontrarono furono due religiose della Congregazione dell'Immacolata Concezione di Ivrea recentemente fondata.
Da allora il quadro venne gelosamente conservato dalle Suore, le quali lo hanno ora esposto alla pubblica venerazione in un grandioso Tempio che sorge ad Ivrea presso la loro Casa Madre. I fatti prodigiosi riguardanti la taumaturga Effigie vennero esaminati in un regolare processo canonico indetto nel 1910 dal Cardinale Agostino Richelmy di Torino, di esso si conserva copia autentica nell'Archivio della Casa Generalizia di Roma.
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